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For Paris è un disco politico e socialmente impegnato che ci mostra l’attitudine compositiva di un producer che pian piano si è svincolato dalle produzioni club oriented per abbracciare un’elettronica più meditativa e immersiva. Il nuovo disco del dj e producer di New Yor, Levon Vincent, cattura l’ascolto, stimola riflessioni e lancia un messaggio di speranza e positività nei confronti dell’umanità, nel periodo del terrorismo e delle minacce di nuovi scontri bellici. Il concept alla base del lavoro parte proprio dall’attentato che colpì Parigi nel novembre del 2015. Vincent, all’indomani della strage, scrisse un post su Facebook invitando la gente ad armarsi per combattere contro il terrorismo di matrice islamica, un messaggio che scatenò polemiche e accuse nei suoi confronti e che ora il Nostro, umilmente, si rimangia: dopo essersi scusato pubblicamente per un gesto dettato dalla rabbia del momento, arriva un album dedicato a Parigi, tra crudo realismo e speranzosa positività. Così, una traccia come If We Choose Peace riesce a farci sorridere con i suoi giocosi synth che paiono estratti da un videogame degli anni Novanta e a rasserenare gli animi grazie al beat fumoso e rallentato. Ma non ci sono solo sorrisi in una scaletta dove traspaiono meditazioni e lucide riflessioni dalla bassline ballerina, saltellante, eppure malinconica (Baseball), o nell’ammaliante partitura di pianoforte tra luci e ombre di Dancing With Machiavelli dove il Nostro – rifacendosi al pensiero politico del filosofo, citato nel titolo – sembra voler invitare gli uomini ad agire con coraggio, saggezza e virtù per garantire l’ordine sociale all’interno dello Stato. Allo stesso tempo, però, la traccia presenta un droning cupo e inquietante, quasi un’amara riflessione, sempre machiavellica, sulla necessità dell’uomo politico di infrangere leggi morali o religiose qualora lo richieda il benessere dello Stato. Non mancano nella tracklist i momenti riflessivi e meditativi (la melodia espansiva e lisergica di Late Reflections, i pad ambientali e IDM su dosata cassa dritta in Only Good Things), né tantomeno gli scenari tetri e distopici, come in una If We Choose War che ammicca, tramite synth vitrei e lucidi, allo scenario delle produzioni HD.
Album quindi che distende e scuote, un binomio di sensazioni riassumibili nelle tre parti di Hope For New Global Peace, dove un carillon disteso e psichedelico apre la strada a uno sfoggio di arpeggi avvolgenti seguiti da una sezione sinfonica e orientale immersa nella foschia. Levon Vincent si conferma, dopo il precedente omonimo album, un’abile creatore di atmosfere e costruzioni sintetiche, e un manipolatore di arpeggiatori, capace di partire dalle strutture della club culture per esplorare territori concettuali.
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