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Dopo aver attraversato i club con un suono delicato e balearico (Rojus del 2016), Leon Vynehall si è progressivamente aperto uno spazio tutto personale per viaggiare tra i ricordi o esplorare i meandri della psiche. Dopo Nothing Is Still, album che, ispirandosi al minimalismo, raccontava le vicende dei suoi nonni emigrati a New York negli anni ’60, il producer britannico torna con un lavoro che riprende il discorso sperimentale, ambientale e sinfonico del precedente e lo travolge di una sostanziosa dose techno.
La press release parla di un’esplorazione del presente dell’artista, «completamente libero di esprimersi», quindi pronto a rimescolare le carte in una dimensione inedita, aperta a un ascolto evocativo e immersivo senza voltare le spalle al clubbing. Rare Forever mostra un lato oscuro e sinistro del producer, esplicitato nella scelta dei dischi per il Dj-Kicks del 2019. Il jazz onirico dei Tomaga o la psichedelia nera di Genesis P. Orridge, uniti al minimalismo di Gavin Bryars, Philip Glass e Terry Riley, risuonano nello scorrere di una tracklist eterogenea nello stile dei pezzi tuttavia coerente nelle atmosfere sempre in tensione tra una quiete apparente e una tempesta imminente. Come nell’apertura Ecce! Ego! che parte con una soffusa ambientazione orchestrale per poi prendere i violini, distorcerli e accompagnarli a folate sci-fi su andamento cadenzato hip-hop. Alichea Vella Amor è una suite ambient-jazz su un intrigante loop ritmico, quasi nascosto, a far emergere pad dilatati, field recording piovosi e fiati distensivi che ritornano in All I See Is You, Velvet Brown, in uno strano e ammaliante accostamento di bordoni e voci misteriose. Un mood terrifficante, eppure evocativo, che in Farewell! Magnus Gabbro si traduce in un prolungato vortice di chitarre e archi spettrali dalle parti di William Basinski. E in questo mood astratto e visionario An Exhale è sicuramente il punto più alto del disco, una crescente tensione di arpeggi metallici che si scioglie in un celestiale strato di synth come in un urlo liberatorio.
Questa energia che cova nel sottobosco degli episodi ambientali, Leon la sprigiona poi in potenti e riusciti episodi da club: Mothra, tra cassa e snare in picchiata, conserva la narrativa di un treno da headbanging sotto cassa, ma il pezzo emana anche le sensazioni di una corsa notturna in una foresta di arpeggi scuri, intervallata da uno sciame di luci sintetiche; Snakeskin ∞ Has-Been, aperta da un brevissimo spoken telefonico, è un banger sci-fi in una forma spigolosa e tagliente, mentre Dumbo marcia che è una meraviglia tra bassi cavernosi, ipnotici loop vocali e una carica vibrante considerevole.
Vynehall delinea immaginari sonori contrastanti e psichedelici, mostrando al contempo abilità da sound-designer e piglio da dj: Rare Forever, oltre a certificare l’assoluta maturità del producer, è un trip tra le deviazioni della nostra mente.
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