Recensioni

7.1

Affiliato da un paio di anni alla Fade to Mind, la label losangelina che, anche grazie al lavoro congiunto con la londinese Night Slugs, sta tracciando traiettorie futuribili e coinvolgenti nell’universo sonico post- club, il giovane producer Leonce continua a centellinare la propria arte: dopo il mixtape che lo aveva presentato all’interno del roster dell’etichetta creata e gestita da Kingdom (fresco di esordio sulla lunga distanza con Tears in the Garden) e un EP di cinque sole tracce più orientate al lato soul e r’n’b della faccenda, questa è la volta del più corposo Insurgency.

Gli otto brani ci consegnano un artista piuttosto differente da quello che ricordavamo: è un suono più marziale e meno lascivo, più essenziale ma sempre trascinante, semplicemente più club-oriented (nelle parole dello stesso Leonce ispirato ai classici raw-house). Se infatti Kingdom ha optato per un debutto molto (forse troppo) maturo e dalla sensibilità più pop, questo Insurgency alterna minimalismi terzomondisti (Flute Strike), sincopi funk e synth pungenti (il singolone Advent), perfetti sincretismi tra le due sponde dell’Atlantico (l’iniziale Snakes, esaltata in versione Club Mix) e vince tutto con i quasi otto minuti della massiccia Jungle, verissima odissea tra tribalismo e beat ghetto-space. Che Leonce stia ancora cercando un approdo certo per la propria musica, una personalità chiara e definita, lo si può capire dall’eclettismo di una carriera discografica appena iniziata, eppure Insurgency non mostra quasi incertezze nel trattare una materia spinosa e trasmette tutto l’entusiasmo ed insieme la dedizione del suo autore.

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