Recensioni

Prosegue senza sosta il cammino di François R. Cambuzat (voce e chitarra) e Chiara Locardi (voce e basso), attivi sin dal 1993 con un'altra ragione sociale (Les Enfants Rouges), mutata nel 2000 e con cinque dischi nel carniere, differenti nelle sonorità ma identici nelle intenzioni: avant-rock teso e aspro, pronto a meticciarsi con umori elettronici e ritmi tribali, supportato da testi che rispecchiano una visione politica estremamente lucida e priva di qualsivoglia retorica.
Questo sesto cd è un nuovo e decisivo capitolo nella storia del gruppo, che ha attraversato questi anni indenne alle mode e alle “scene” alternative, e che stavolta propone alcune rivisitazioni di vecchi brani in scaletta. La formazione vede il contributo costante di Jacopo Andreini, entrato in pianta stabile da sei anni nel gruppo come batterista, ma che è conosciuto ai più come polistrumentista, sassofonista, agitatore e prolifico musico dell’impro nostrana (e non solo). Krško-Valencia si presenta come un disco più compatto dei precedenti, certamente più essenziale nelle soluzioni sonore: l’assalto no-wave di Iparalde, i passaggi math con improvvise incursioni di piano (suonato da Antonio Traldi) di Palais Bourbon, il fragoroso noise d’impronta sonicyouthiana di Gaio e Giallo sono lì a dimostrarlo.
In questa occasione il desiderio dell’Enfance Rouge sembra essere ridefinire i confini della propria musica, per quanto essi siano sempre stati fragili e precari, da ciò la scelta di risuonare ben cinque brani dagli album precedenti. Una necessaria rilettura di Davos Bei Nacht, dall’album Davos-Leros, davvero allucinata con quei fiati da dopobomba nel finale, e quattro dallo scorso cd, quel Rostock-Namur del 2002 che resta il loro lavoro più maturo, distribuito solo su Internet e colpevolmente ignorato dalla stampa specializzata, dal quale provengono, in veste decisamente più noisy, Barrio Chino, Calle De Los Desemparados, la già citata Gaio e Giallo e La Fille aux jambes rayées.
Le spigolosità della chitarra di Cambuzat, il drumming roboante di Andreini, il cantato quasi esclusivamente in francese e diviso con la Locardi sono adesso la cifra stilistica della band, mai prima d’ora così vicina alla forma canzone, senza rinunciare a spiragli sperimentali (la conclusiva Hurricane Lily) ed alla propria visione del mondo, disincantata e concreta. Krško-Valencia, in sintesi, è una fotografia precisa che può tornare utile sia a chi non ha mai ascoltato in precedenza Cambuzat che a chi già ne conosce e apprezza le gesta, sicuro di ritrovare, in questo taccuino di viaggio, un’indicazione verso una meta ancora da definire.
Amazon
