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Esistono due validissime ragioni per essere al Monfortinjazz di Monforte d’Alba, il 28 luglio 2022. La prima è la location: l’Auditorium Horszowski. Un anfiteatro all’aperto ottenuto dalla cavità naturale di quella che fu la piazza principale del borgo. Una perla che domina il paese dalla sua sommità ed è racchiusa tra le mura del Palazzo nobiliare Scarampi e l’antica torre campanaria di una chiesa medievale andata distrutta nel tempo. Aggiungiamoci una spettacolare veduta del paesaggio vitivinicolo delle Langhe che circonda Monforte e abbiamo una delle venue più suggestive d’Italia e non solo. Per chi ci era già stato è il posto in cui doveva tornare, per chi lo vede per la prima volta è il posto in cui tornerà.

Benjamin Clementine
Benjamin Clementine live al Monfortinjazz 2022, foto di Alessandro Bosio

La seconda ragione ha un nome e un cognome, ovvero Benjamin Clementine, che si presenta scalzo, ma estremamente elegante nel suo bell’abito da sera. L’artista di origine ghanese e passaporto britannico si muove leggiadro sul meraviglioso palco dell’auditorium, al centro del quale il pianoforte sembra attenderlo con la stessa trepidazione di chi è sugli spalti. Avvolto da una luce calda, tra rose rosse e piante rampicanti che riempiono lo sfondo, Clementine sembra scegliere con cura certosina la postura per iniziare a suonare, adottandone una che sembra quasi innaturale, per tutti tranne che per lui. Gambe, braccia e schiena si muovono con una lentezza irreale, come se il numero dei frame al secondo elaborati dalla nostra vista esplodesse nel tentativo di afferrare quella misteriosa eleganza.

Tutto è pronto, le dita incontrano la superficie liscia dei tasti e l’anfiteatro resta ammutolito, completamente rapito. Si percepisce, vero? Quel dono. Quello che trasforma delle persone qualunque in figure di culto, perché in qualche modo sembrano provenire da un arcano mondo a noi inaccessibile e perciò sono in grado di creare qualcosa di irreplicabile. Lui, perdipiù, tutto ciò che sa l’ha imparato dai più cari amici della sua infanzia: la musica e i libri.

Benjamin Clementine live al Monfortinjazz 2022, foto di Alessandro Bosio

Cresciuto da autodidatta, scegliendosi una squadra di maestri spirituali che vanno da Nina Simone a Lucio Dalla, passando per Nick Cave, Maria Callas, Chopin e Puccini, il buon Benjamin si è ritrovato catapultato dal basking nella metropolitana di Parigi al plauso internazionale, raccogliendo lungo la via diversi riconoscimenti, come il Mercury Prize del 2015, per il debutto At Least for Now. È passato da non potersi permettere dei vestiti buoni al ricevere abiti in omaggio dai migliori stilisti europei, tutti desiderosi di apporre la propria firma su questo chansonnier e sentirsi parte della sua arte. Eppure, nonostante tutto questo, non sembra curarsi del suo status e non sembra in alcun modo turbato da ciò che ha ottenuto.

La prima parte dello show ci mostra un artista austero, che lascia trasparire poco o nulla di sé. La tentazione di cercare di cogliere qualcosa in più di lui, della sua persona e della sua storia è pressoché irresistibile. Ma da un lato è evidentemente impossibile riuscirci appieno, dall’altro sembrerebbe anche irrispettoso. Tutto ciò che si può fare è osservare i propri riflessi nello specchio offerto dalle sue canzoni, trasposizioni sonore di autentiche poesie sulla condizione umana. La magia che ricompensa chi ha l’audacia di farlo raggiunge il suo apice con Cornerstone e I Won’t Complain. Ed è proprio quando il puro talento espressivo di Clementine lascia di sasso il suo pubblico, che il pianista inizia a lasciarsi un po’ andare.

Benjamin Clementine live al Monfortinjazz 2022, foto di Alessandro Bosio

Nei pochi momenti parlati la sua voce è flebile, a tratti incomprensibile. Ma a quei timidi sussurri continua a contrapporre la drammaticità di un tenore lirico spinto che investe la platea con un inconfondibile timbro pieno. Quando canta, la voce di Benjamin emana un raro calore, che bilancia perfettamente la leggera brezza di una delle giornate più fresche dell’estate. Che immagine indimenticabile: l’orgoglio dell’artista, nel suo abito firmato, che si esibisce insieme al vagabondo senza fissa dimora, senza scarpe e immerso nel suo dolore. Abitano lo stesso corpo, esprimono emozione con lo stesso spigoloso volto e confezionano un ossimoro quasi più affascinante della musica stessa.

Continuando a sciogliersi e avvicinandosi sempre di più al pubblico, si lancia prima in una bellissima cover di Caruso di Lucio Dalla, chiusa da un elenco di artisti italiani tra i quali inserisce a sorpresa Benjamino Clementino, tra l’ilarità generale, e poi in una spassosa richiesta di sing along sul ritornello di Condolence. «Avanti, ne dovete fare ancora altri quindici», sembra scherzare Clementine. E invece no, è molto serio: spingendo i presenti a perfezionare sempre di più i tempi e la pronuncia di quei versi, si arriva davvero a ripetere quindici volte quelle potente parole: «I’m sending my condolence to fear / I’m sending my condolence to insecurities».

Benjamin Clementine live al Monfortinjazz 2022, foto di Alessandro Bosio

C’è chi potrebbe temere di annoiarsi, a un concerto di un artista solista che non ha altro che la sua voce e un pianoforte per eseguire ogni suo brano. Eppure quella scarsa ora e mezza non sembra sufficiente a saziare l’auditorium Horszowski, che in una lunga standing ovation continua a chiamare a gran voce il suo nuovo eroe, “Benjamino Clementino”, anche dopo la chiusura dell’encore. Ma Clementine non tornerà sul palco.

«I dream, I smile, I walk, I cry», dice in un suo accorato verso che riecheggia da più di un’ora per le colline piemontesi. Viene naturale immaginarlo nascosto timidamente nell’ombra della Chiesa di Sant’Elisabetta, a pochi metri dal palco, mentre a occhi chiusi e a piedi nudi ascolta e si gusta quel momento. Sogna, sorride, poi camminando se ne va. E se qualcuno dovesse piangere, questa volta sarebbero lacrime di commozione.

Foto gallery è di Alessandro Bosio.

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