Recensioni

Da Burton-upon-Trent, contea dello Staffordshire, giunge questo combo allestito da Nick Hemming e Christian Hardy, per entrambi già diverse esperienze in altre band della zona, da cui hanno pescato il plotoncino di musicisti che figurano tra i credits di questo eccellente The Sleeper. Undici tracce che abbozzano una versione fervida del Jim O’Rourke più frugale (altezza Halfway To A Threeway) con suggestioni alt-folk tra il bucolico ed il nostalgico che chiamano altresì in causa il caro M. Ward (come in Save It For Someone Who Cares) e certi rapimenti Andrew Bird (We Were Wasted, peraltro intrisa di solennità Tim Buckley), quando non una chimica dolciastra Belle And Sebastian (Come To Your Senses).
Gli arrangiamenti imbastiscono un intreccio complesso ma immediato, sono preziosi ma strettamente funzionali. Svariate le chitarre che rispondono all’appello (banjo, ukulele, melodica, mandolino, acustiche e pedal steel…), e anche le tastiere non scherzano (pianoforti, organi, synth, rhodes…), col sovrappiù di contrabbasso, violino, flauto, glockenspiel, clarinetto, harmonium ed il non piccolo contributo di cori e battimani. Il risultato è una sagra assieme intima, palpitante e festosa, punteggiata da vivide malinconie (la stupenda The Last Of The Melting Snow), letargici incanti folk-pop (una A Matter Of Time come potrebbero i Polyphonic Spree in fregola La’s) e agresti mestizie (quella A Short Weekend Begins With Longing che stempera il pungolo onirico Roy Orbison tra minimi termini Eels).
Un piccolo miracolo di equilibrio e intensità.
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