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7.3

Quando sei un Maestro assoluto, i tributi finisci per non contarli più. Per Lee Perry vale senz’altro in termini di influenza e portata, impossibile da sottovalutare se è di reggae che si parla ma pure se di questo – e del sottogenere che “Scratch” con qualche altro collega definì: il dub – si valuta l’impatto sulla storia della musica tutta. Dai Clash ai Primal Scream passando per la techno più oltranzista, il percorso è infatti lungo e comunque benedetto da questo pazzoide giamaicano, un ulteriore tassello rappresentato da una peculiare operazione marchiata On-U Sound.

Alla benemerita corte di Adrian Sherwood Perry giunse nei tardi Ottanta, lasciando un segno profondo tramite il capolavoro Time Boom X De Devil Dead e l’eccelso From The Secret Laboratory. Da quanto pubblicato dall’uomo per il prestigioso marchio si pesca così il materiale affidato a riletture spigolose, erette su bassi squassanti e paesaggi apocalittici, sottrazioni e reinvenzioni, reggae del dopobomba che trascolora nelle sue più recenti e avanguardistiche derive dentro al cuore di un suono “totale”.

Se Digital Mystics tratteggia un quadretto da suburbia notturna nella minimale, mesta e invero splendida Like The Way You Should, Moody Boyz cospargono God Smiled di incespichi e frenesie; dove Devil Dead Out si trasforma – nelle mani del padrone di casa – in una magia indescrivibile tra delta del Mississippi e del Gange, Dennis Bovell letteralmente scatena i suoi trucchi più cupi e abrasivi (Ironman è quella dei Black Sabbath, ma pare eseguita da marziani…). E guai a dimenticarsi di Congo Natty (tra dancehall, giardino d’infanzia edrum ‘n’ bass), degli sprazzi di dub industriale, di un Kode 9 che mescola cubismo spaziale e nervoso surrealismo. Ti piace vincere facile, eh, Lee?

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