Recensioni

Quando in mezzo ci sono i Lebowski il citazionismo è d’obbligo, seppur mediato da una cazzonaggine di fondo quasi irresistibile. Prendete Propaganda: foto di copertina in puro stile Devo (versione Ken di Barbie e con qualche accento demenziale garantito dal David Gnomo e parentado ritratti di spalle); la partnership con Nicola Amici sancita da una ragione sociale opportunamente corretta in Lebowski & Nico (il nome Velvet Underground vi dice nulla?); brani come Giovanni citofonista che sembrano una versione ancor più da loser del Giovanni telegrafista di Jannacci (il che è tutto un programma). Poi c’è il suono, incasellato perfettamente tra i Devo di cui sopra, i Talking Heads e le stilettate dei Gang Of Four. Synth e chitarre elettriche formalmente riconoscibili ma abbastanza flessibili da evitare pericolosi vicoli ciechi, grazie anche al sax no wave del già citato Amici (Mattia Pascal, Mutatis Mutande, (A dicembre una tombola) rosso shocking).
Chissà che non sia proprio l’immaginario surreale del gruppo, oltre alle ottime capacità tecniche, a rendere impeccabile e in qualche maniera necessaria una formula che comunque pesca a piene mani da un revival fin troppo inflazionato. Certo è che trovarsi di fronte a brani come Sei uno sprovveduto (una rapina finita male raccontata in un italiano strascicato), Kansas City (electro-funk-rock piantato sul mantra Oggi ho fatto veramente niente / però l’ho fatto veramente bene / oggi ho detto veramente niente / però l’ho detto molto chiaramente) o Avevo un sogno nel cassonetto (fusion-no wave robotica a suon di Chi voleva fare il dottore e invece resta a casa malato / chi l’esploratore spaziale ed ora si ritrova alienato) fa decisamente apprezzare l’approccio del gruppo. Fresco, sempre sul pezzo, blindato nelle geometrie, ma anche dissacrante, in un misto di leggerezza e ironico disincanto che non crederesti possibile.
A produrre ci sono Giulio Ragno Favero e Andrea Cajelli, per un lavoro che suona più compatto rispetto al precedente e già ottimo The Best Love Songs Of The Love For The Songs And Best. Anzi detto tra noi, i Lebowski se ne escono proprio bene, fortunati – e forse involontari – continuatori di quella intelligente irriverenza che in passato ha caratterizzato (pur con le dovute differenze formali e di approccio) formazioni come gli Elio e le storie tese.
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