Recensioni

Con l’alternative arrivato ormai saturo alle soglie del mainstream, il trend ormai palese dell’ultimo anno e mezzo è quello di uno show business diventato home made grazie alle nuove tecnologie e strumenti social. Partendo da Kreayshawn (finita sotto Columbia) fino a Iggy Azalea e Brooke Candy – a dimostrazione di un’industria dell’intrattenimento musicale sempre più in cortocircuito – è l’underground a brillare di nuove star del pop, quelle per cui non contano le charts o heavy rotations imposte dall’alto ma le visualizzazioni youtube e le condivisioni “giuste” su facebook. La rete si popola così di video queer patinati, pieni di riferimenti esplicitamente sessuali e all’insegna di quel consumismo – pubblicitario, subliminale – ostentato che i noughties del benessere – pre crisi – ci avevano insegnato a disprezzare.
In un micro cosmo di rapping al femminile, il newyorkese Khalif Diouf in arte Le1f ne è a pieno diritto il corrispettivo maschile, ovviamente gay. Nonostante ciò Diouf è il primo a dissociarsi dagli stereotipi homo hop, dichiarando che sebbene ci sia una comunità di artisti apertamente omosessuali, il “gay rap” non è da considerarsi un genere. I suoi testi infatti trattano temi sessuali – giustamente dal punto di vista omo – come ogni altro tema, senza tentare di trasformarli necessariamente in un punto di forza o di popolarità. Le sue ambizioni vanno ben oltre, ciò che preme il giovane newyorkese è l’obiettivo di fondere tanto sensibilità avant-rap quanto orientamento commerciale e orecchiabilità.
Cresciuto con il balletto, Dizzee Rascal, M.I.A. e già produttore dagli anni del liceo, dopo Dark York e la collaborazione con l’oscuro Boody in Liquid EP nel 2012, Diouf se ne esce con il mixtape giusto al momento giusto. Tredici differenti produttori per tredici basi cloud da far invidia ad ASAP Rocky pur senza scomodare nomi ormai divenuti altisonanti come Clams Casino. Ogni traccia è sostanzialmente un singolo, ballabile e adatto a qualsiasi occasione, dal dj set più movimentato alla cameretta. Il tutto è un concentrato di beats, cadenze che esprimono il linguaggio del corpo, il ballo e il suo eccentrico intento di sentirsi – tramite Fly Zone – “una ninfomane che fa sesso con la foresta”, lasciandosi alle spalle lo slime urbano di Dark York.
Fly Zone è la chiara esemplificazione musicale dei nostri giorni, dove più produttori collaborano – magari dai luoghi più differenti e distanti – alla realizzazione di un mixtape, nell’unico progetto Le1f. Un album totalmente free e via web che dà credibilità artistica ad un’attitudine all’insegna di una musica d’avanguardia e uno show business con tanta voglia di rinnovarsi, partendo da esigenze nuove e fresche ambizioni spesso parallele in uno stato di sempre più conclamata convergenza. Ulteriore sintomo di una rivoluzione che parte dal basso e dagli angoli più remoti della rete; nuovi orizzonti che porteranno a nuove esperienze musicali e culturali, almeno fino alle prossime – e ormai brevissime – fasi congiunturali.
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