Recensioni

6.6

Musica schizoide e frammentata, ossessiva e groovy, da cui emergono schegge del “funk” degenere Primus, dell’hc evoluto alla NoMeansNo/Fishwife (chi si ricorda il bellissimo Ritalin?), del noise ritmico dei Godheadsilo e mille altre cose ancora.

Questo in poche parole il senso del regressive rock (parole loro) dadaista (aggiungiamo noi) del trio francese. Insania e follia allo stato brado che si fa beffe della storia e dell’evoluzione. Musica totalmente incosciente, capace – proprio come i Brainiac di Bonsai Superstar – di mischiare funkettoni seventies a progressioni vorticose, cambi di ritmo ipercinetici a voci in falsetto (Rashmoune), rumorismi industriali e assalti sonici in meno di un minuto (Daubeschmaltoòo), ipnotici duetti basso-batteria che si sfilacciano in brandelli (Wilkmen Neudreï), panorami indie-rock stuprati da folate ritmiche e da vocalizzi ora gutturali, ora in falsetto (l’opener Onktoï).

D’altronde Strak!, almeno a quanto dicono loro stessi, è un’espressione gergale lussemburghese per indicare una sbronza colossale.

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