Recensioni

Due anni fa in pochi si sarebbero immaginati di trovarsi di fronte un Vasco Brondi così raggiante. Lo avevamo lasciato nell’atmosfera rarefatta e spettrale di piccoli locali di provincia, lo ritroviamo oggi in quella esaltante ed elettrica di una Roma di periferia che da lontanto finisce per prestarsi ai suoi caratteristici squarci decadenti (ti guardi intorno e “brillano le insegne che hanno perso delle lettere…”). Con l’ultimo Costellazioni, Le Luci della Centrale Elettrica hanno dato una brusca svolta al loro percorso artistico. Avrete sicuramente sentito parlare dei passaggi “elettronici”, synth-centrici, di cui il disco è permeato. Dell’apparente felicità e dell’irrazionale speranza ritrovata. C’era quindi da aspettarsi una svolta scenica, svolta che nella cornice dell’Atlantico prende forma.
Fa quindi strano vedere Brondi, dopo il benvenuto affidato alla compassata La terra, l’Emilia, la luna, fiondarsi da una parte all’altra del palco, fare piroette, sbracciarsi e dimenarsi come un ossesso. Urlare, correre, saltare, per poi riprendere a cantare con la voce spezzata dal fiatone. Una sorta di liberazione corporea ed emotiva che coinvolge tutti. Che vede Vasco Brondi svestire i panni di menestrello post-punk per calarsi in quelli di un semplicissimo ragazzo che freme dalla voglia di spaccare il mondo, di prendersi quel futuro su cui nessuno potrà mai permettersi di mettere mano (“nel disastro il futuro era sempre lì a sorriderci” recita in Macbeth nella nebbia). Un Vasco determinato, che scalpita per poter dar vita alle sue nuove creazioni, più lineari e corpose che in passato, ma che si portano dietro i soliti squarci di provincia e quei frammenti di storie grigio-scure all’apparenza che oggi ci appaiono ben più luminose.
Accompagnato dalla sua Orchestrina Spaziale, Brondi dà nuova linfa a brani “storici” (Per combattere l’acne, Cara catastrofe, Quando tornerai dall’estero, L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici, Piromani, La lotta armata al bar) riarrangiati e resi ora più consistenti, brani che vanno a incasellarsi tra la furia punk di Firmamento, i beat electro-dance di Ti vendi bene e Questo scontro tranquillo, le ballate de Le ragazze stanno bene, 40 km e Punk sentimentale, la lode agli anni 90 di I Sonic Youth e che finiscono per scagliarsi contro I destini generali, brano che si prende la briga di mettere la parola fine a questa lunga festa. Sì, perchè a ben vedere si tratta proprio di questo: “di accettare la vita come una festa”. E forse Le Luci della centrale elettrica, con questo nuovo tour, ci stanno dando la dimostrazione di come sia possibile farlo.
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