Recensioni

Se c’è una cosa cui Sex Education ci aveva ormai abituato era la sua continua ricerca di un equilibrio stilistico e narrativo per via della sempre più ingente mole di personaggi messi in campo, oltre all’ovvia e “canonica” storia sentimentale tra i due protagonisti Otis e Maeve, interpretati come sempre in maniera impeccabile da Asa Butterfield e Emma Mackey. Stupisce quindi che per la sua ultima stagione, la quarta, la creatura di Laurie Nunn sia praticamente quasi irriconoscibile, tra storyline appena abbozzate e un finale che appaga lo spettatore sì ma che sa anche e parecchio di occasione sprecata.

Prima di tutto occorre specificare che la sfida per questa stagione da parte dell’autrice non è iniziata in maniera agevole: il cambio dell’ambientazione principale dal liceo Moordale (ormai chiuso) al più inclusivo Cavendish Sixth Form College ha scardinato gli equilibri interni alla serie ma ha anche fornito degli argomenti interessanti e di sicuro meno battuti rispetto al passato di cui era lecito aspettarsi una solida rappresentazione.

Tuttavia, sono proprie le storie agevolate dalla nuova ambientazione a mancare il bersaglio: si parla di amore transgender, del processo di transizione, di quasi ogni tipo di “persone con limitazioni funzionali” e lo si fa quasi sempre con il giusto tatto emotivo ma proprio per questo la scrittura evita di scavare più a fondo nel trauma che tutto questo comporta (fatta eccezione, forse, per la sola Cal protagonista di un episodio di depressione derivante dalle difficoltà della transizione), relegando il conflitto narrativo di questi personaggi quasi sullo sfondo.

Nunn sceglie di dedicare maggior spazio alla depressione post-parto di Jean, al rapporto conflittuale con la sorella Joanna, al percorso spirituale di Eric (combattuto tra la sua vera natura e la fede religiosa), alla riconciliazione tra Adam e il padre (queste ultime due sono le storyline più emozionanti e centrate della stagione), nonché sull’eterno rapporto conflittuale tra Otis e Maeve, che come se non bastasse adesso è costretto alla dura prova della relazione a distanza (dopo che Maeve si è trasferita negli Stati Uniti per una borsa di studio prestigiosa). In mezzo, confusione e tantissimi, troppi, temi messi in campo e conclusi sbrigativamente (come il discorso che tocca il tema della asessualità, poco battuto in territorio mainstream e sul quale si poteva spendere qualche sequenza in più).

Alla fine di queste quattro stagioni, Sex Education rimane comunque uno dei prodotti più attuali (e divulgativi) in termini di educazione sessuale appunto (non solo utile ai giovanissimi ma anche agli adulti) presenti in streaming e non. Laurie Nunn ha dimostrato di saper costruire un prodotto di successo e delle storie avvincenti riuscendo al contempo a parlare a più generazioni di spettatori, nonostante il target sia chiaramente quello dei liceali odierni, che potranno vedere e rivedere gli episodi della serie, cercare e trovare risposte o suggerimenti in merito a determinate problematiche e così facendo sentirsi immediatamente parte di un insieme, perché tutti siamo accomunati da paure e insicurezze legate alla sfera sessuale.

Su queste pagine potete consultare l’articolo sulla colonna sonora di Sex Education 4, nonché nel nostro storico le recensioni di Sex Education, Sex Education 2 e Sex Education 3.

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