Recensioni

Lo si era intuito dal debutto
Pooka che Lars Horntveth è personaggio che ama mettersi in gioco. Kaleidoscopicè una mossa importante, imponente, per mole e giro di vite implicato. La Latvian Symphony Orchestra al completo (quarantuno elementi suddivisi tra archi, percussioni,
clarinetto, flauto, trombone e arpa) diretta dal norvegese Terje Mikkelsen e
impreziosita dallo stesso Horntveth al piano, fiati e clarinetto. Il canovaccio
che ne viene – una suite di trentasette minuti ispirata, a detta del suo
artefice, a Jim O’Rourke, Robert Wyatt, Stereolab, Dave Brubeck, Joanna Newson,
Bernanrd Herrmann e l’arrangiatore di archi di Gainsbourg Jean-Claude Vannier –
somiglia ad una versione high tech di Steve Reich persosi in un vaudeville
venusiano.
Lo scorrere dei minuti, ripresi live in una piccola chiesa di Riga,
dal decimo primo in avanti si leva nel suo essere policromo alternandosi in
incisi cinematici e leggiadrie da musical post moderno che, secondo i dettami
dell’autore, variano in funzione dell’umore. In progress insomma. Immaginifico.
A suo modo un genio, Lars Horntveth rischia seriamente di candidarsi a novello
Simon Jeffes.
Obbligatorio tenerlo d’occhio.
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