Recensioni

Dopo le faville del recente concerto degli Zu, l’associazione TUM di Torino registra un altro pienone al Magazzino sul Po confermando l’alta qualità di una programmazione rivolta alla diffusione del talento di artisti e artiste di un certo spessore. A sfangarla egregiamente in un venerdì denso di eventi – tra il Cinema Massimo con i Claudio Simonetti’s Goblin per una reunion celebrativa di Profondo Rosso, e il Bunker con il DJ techno Oscar Mulero – è stata Kety Fusco che lo scorso 27 febbraio ha letteralmente incantato il suo pubblico per poco più di un’ora di live.
Illuminata da luci bluastre, nonché da una striscia di neon che la ricopre, la monolitica arpa della giovane musicista si staglia sul palco in attesa di poter prendere vita. Circondata da cavi e pedali, essa è lì, immobile, fino all’arrivo di Fusco che – con un’emozione difficile da nascondere – le si avvicina, la accarezza, la prepara e, delicatamente, comincia ad animarla.
Dai primi tocchi delle dita sulle corde, scende subito in sala un velo di magia che trasporta immediatamente la folla verso altri lidi: in una dimensione onirica dove la pratica dell’ascolto coincide con un vero e proprio “rapimento mistico e sensuale”, come direbbe il buon vecchio Battiato.

Ci si immerge così nel mondo personalissimo di Kety Fusco fatto di armonie e destrutturazioni, amplificazioni e suoni effimeri, dilatazioni armoniche e ritmi incalzanti, campionamenti e percussioni provocate direttamente sullo strumento; perché questo è ciò che rivela il particolare modus operandi di Fusco: un approccio estremamente fisico alla musica in grado di trasformare ogni esibizione in quello che, con un gioco di parole, potremmo definire un “arplesso” estatico, ovvero una fusione alchemica tra le infinite potenzialità di un utensile e colei che abilmente lo utilizza.
Accompagnata dai suggestivi video degli artisti torinesi Sharon Ritossa e Gabriele Ottino, Kety Fusco si addentra nell’esecuzione di BOHÈME, il suo nuovo disco, proponendone alcuni brani – come naima, e i singoli BLOW, Resistance, e She (quest’ultimo realizzato in collaborazione con Iggy Pop) – in alternanza con lavori passati come ad esempio l’ipnotica Medusah, tratta dall’album di debutto, Dazed.
Poi all’improvviso iniziano a farsi strada delle note più che conosciute, e il tempo sembra dissolversi davvero. In sordina s’insinua pian piano Ma Gnossienne, la sorprendente reinterpretazione della celeberrima Gnossienne No.1 di Erik Satie, che segna il momento più alto di tutta la performance. Chiusa questa parentesi di sospensione totale, si ritorna a capofitto nei componimenti autoprodotti, sempre con un occhio verso le proiezioni animate (anche con AI) di creature marine che, nella speranza di una rigenerazione futura, rivelano un’inaspettata armonia fra la natura, la musica, e lo sviluppo tecnologico.

In un turbinio di vibrazioni e riferimenti musicali – che vanno dall’eurodance anni ’90, passando per la dub e per autori del calibro di Björk, Jean-Michel Jarre, Jon Hopkins, e James Holden – gradualmente ci si avvia verso il termine della serata. A concludere il tutto sono due tracce che invitano esplicitamente a danze sfrenate: Ultrasystole, sempre da Dazed, e la rivisitazione in chiave dubstep dell’arcinota Per Elisa di Beethoven, Für Therese (rivolta a Teresa Malfatti, la vera destinataria delle attenzioni del tenero compositore tedesco). Fra urla e applausi, Kety Fusco lascia il palco per ritornarvi poco dopo per un ultimo brano.
Commossi ma contenti si abbandona il locale con la soddisfazione di aver trovato nel Magazzino, ancora una volta, un porto sicuro dove l’esperienza della condivisione musicale va oltre la musica stessa toccando corde che, soprattutto in un simile momento storico, fanno bene al cuore.
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