Recensioni

Verrebbe da dire che il cambio di rotta è netto: ricordavamo i Lapingra come geniali alfieri di una sperimentazione pop shakerata con una psichedelia senza troppi vincoli estetici e applicata a un peculiare ping-pong stilistico tutto loro, in dischi come The Spectaculis o Salamastra, e li ritroviamo in questo Amore e soldi – titolo che pare quasi mimare certe attitudini “trappare” – in versione pop “spaccaclassifiche”, e per giunta in italiano. A dimostrazione, una introduttiva Porco Mondo che con l’hip hop flirta davvero nel cantato/parlato, almeno quanto si affida a synth sognanti sullo stile di certi commercial Spotify, tanto da finire – coerentemente, verrebbe da dire – nella vetrina Just Discovered di MTV Generation.
Tempi e aspirazioni che si evolvono. Non stiamo a giudicare le intenzioni – del resto i Lapingra hanno fatto anni di gavetta su ben altre frequenze, e un disco come questo possono anche permetterselo – ma la sostanza: versi come «perché la tua pelle mi fa ancora tremare / ma io ti faccio un reso per i tuoi baci di merda» in un pezzo che si intitola Amazon è materiale da itpop che ci saremmo aspettati a ben altre latitudini; gli anni ottanta nostalgici di 1993 su rime come «Mi hai mollata con un vocale / manco la morte fa così male» finiscono giustamente nella playlist “Scuola Indie” di Spotify (la vera notizia, in realtà, è che esista una playlist con questo nome…); un pezzo come San Calisto è un tripudio di esperienze adolescenziali che immaginiamo rappresenti il «fermare il tempo, anche solo per un secondo, per guardarsi indietro e acciuffare dal passato tutto quello che ancora non si è riusciti a dimenticare» citato nel comunicato stampa relativo all’album. Estratti da un disco musicalmente talmente pop da suonare quasi irresistibile in certi ritornelli, e che nascerà pure come un ricordo personale, ma di sicuro parla anche all’indicativo presente alle nuove leve di ascoltatori.
Al netto di qualche momento più intrigante come Riccardo non mi parla più o L’ultima Cena, che fa intuire come si sarebbe potuto andare un po’ più spesso anche in un’altra direzione, forse più articolata in termini di scrittura, rimane la sensazione di un passo indietro/laterale rispetto agli album precedenti. Per dire, artisti come Il genio – tanto per citare un altro duo maschile/femminile in bilico tra synth e cantautorato – dieci anni fa avevano interpretato il pop dandogli uno spessore diverso, massificato certo – l’ormai celeberrima Pop Porno è finita persino in qualche trasmissione RAI – ma meno aderente a un qui ed ora stilisticamente inserito nei “suoni giusti” e anagraficamente targetizzabile (persino da Spotify). Sia chiaro: Amore e soldi è un disco credibile, soprattutto se avete vent’anni e trafficate con certi immaginari (potremmo dire dai Lo Stato Sociale a Calcutta, passando per Coma_Cose, anche se qui le capacità musicali sono notevolmente superiori). Eppure è talmente palese quel suo ammiccare generazionale – ad esempio in titoli caratterizzati da giochi di parole un po’ cheap come Devo Dirty di Luca – che paradossalmente, conoscendo l’intelligenza e la creatività di Angela Tomassone e Paolo Testa (c’è una discografia passata a certificarla), si rimane piuttosto confusi e con qualche punto interrogativo.
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