Recensioni
Skiantos
L'anthologia New Wave. Punk e post-punk, 1977-1980
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Filippo Bordignon
- 20 Marzo 2013

Viste le difficoltà a circoscriverlo temporalmente e a stilarne le coordinate stilistiche, il movimento post-punk ha da sempre sofferto di una comprensione parziale da parte del grande pubblico; la faccenda si fa ancor più spinosa se si tratta questo fenomeno nel Bel Paese.
Un tentativo condotto con rigore e comprensione del panorama musicale italiano del tempo è tributabile alla collana L’Anthologia edita da Cramps: oltre a nomi relativamente noti quali Gaznevada, i Decibel del giovane Enrico Ruggeri, Faust’O e Chrisma, la raccolta è un’occasione ghiotta per saggiare le prove di gruppi semi-sconosciuti come i ravennati N.O.I.A. (sorta di Devo presto donatisi alla chimera dell’house music) o di nomi insospettabili quali l’ex-tastierista de Il Balletto di Bronzo, ribattezzatosi Leo Nero e autore di un notevole album synth-pop a titolo Monitor.
C’è materiale anche per i ricercatori di stravaganze: gli Stupid Set azzeccano un pop decerebrato con S.W. Digestion, Mixo (ricordate il vj del programma tivù Rock Revolution?) è autore di un raffinato art-rock con Desire Crazy Desire. Minimo comune denominatore: discutibile pronuncia della lingua inglese e influenze musicali rintracciabili dal primo ascolto.
Una riflessione a parte va fatta per gli Skiantos, in apertura con Io Sono Un Autonomo: rapportata agli artisti presenti nell’antologia, la band bolognese è quella che meglio di tutte ha restituito l’immagine di una provocazione autentica, capace di rapportarsi col proprio tempo ma anche di trascenderlo con intelligenza e ironia. Non sono esenti, ‘Freak’ Antoni e soci, dai luoghi comuni e manierismi del periodo; la loro grande virtù è però quella di esasperare le proprie debolezze congenite fino a renderle preziose. La formula con la quale gli Skiantos miscelarono rock, punk, pop melodico e provocazioni situazioniste a partire dal loro esordio autoprodotto Inascoltable, resta uno degli esempi più oltranzisti di estetica ‘DIY’ nostrana, alla quale si aggiungono una manciata di canzoni memorabili che faremo meglio a rispolverare (Bau Bau Baby, Eptadone, Io sono uno skianto).
Per collezionisti del genere, curiosi patologici o amanti dell’Italia più anticonvenzionale espressa sul calar degli anni ’70.
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