Recensioni

6.9

I LaMente viaggiano sul crinale di una wave-canzone d’autore sporcata da qualche accenno “progressivo” sui generis che aggiunge complessità senza annoiare. A dire il vero, Un passo indietro – disco d’esordio della formazione aretina – è un lavoro spiazzante, difficilmente targetizzabile senza fare torto alla ricchezza di stimoli che contiene, qualcosa che ricorda la complessità musicale di certi anni Settanta italiani, ma senza mire altezzose o intellettualoidi. Dovendo per forza mettere qualche paletto, potremmo chiamare in causa anche le mappature musicali inaspettate di un Chris Cohen, il tutto riportato a casa, e con “casa” intendiamo lo stile di cui si diceva in apertura.

La topografia stilistica dell’album colleziona circolarità funk da fender rhodes e aperture melodiche (Adesso so), i toni declamatori di un Godano decontestualizzati da un pop al pianoforte malinconico e imprevedibile (Chiedi se), un cantautorato che potrebbe ricordare Franco Battiato (Il vento) o magari una psichedelia dal DNA incerto, su ritmiche incalzanti e tremolo di chitarra (Recordis). Spot casuali, quelli citati, per un linguaggio musicale predisposto ad aperture armoniche che sembrano voler mimare il jazz pur senza chiamarlo in causa direttamente, e quasi sempre sorprendenti.

Sul profilo facebook, alla voce “genere musicale”, la band scrive “indie rock”; e allora vien quasi da pensare che nemmeno i diretti interessati abbiano del tutto chiare le mille sfaccettature della musica che producono. E questa, lasciatecelo dire, è la miglior fortuna che potesse capitar loro.

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