Recensioni

Niente di nuovo sembra veleggiare all’orizzonte per Kurt Wagner e compagni. Come già per il precedente Damaged (2006), con quest’ultimo album il gruppo ci fa intendere di essersi assestato per ora su di un agevole status quo, similmente a quanto accaduto con l’ultimo dei redivivi Tindersticks (The Hungry Saw, 2008) di Stuart Staples e soci.
Un parallelismo questo che non sorprende più di tanto e che ha tutta l’aria di essere associato alla maturità anagrafica: non ci dobbiamo allora aspettare più sorprese? Chissà. Per ora, OH (Ohio) scivola placido su territori alt-country morbidi e suadenti, il consueto soul bianco raffinato e fascinoso, sia quando ricorda lo Staples più dandy (la title track) che le inquietudini esistenziali di un Marvin Gaye aggiornate all’oggi (I’m Thinking Of A Number, A Hold Of You), o i guizzi ironici di una ballad che da Lou Reed sembra passare per la malinconia di un Vic Chesnutt, antico sodale del Nostro (National Talk Like A Pirate Day). Mentre in Sharing A Gibson With Martin Luther King jr Kurt Wagner sembra vagheggiare tutto il Leonard Cohen che c’è in lui, con la coda di piano, gli archi e le chitarre lanciate, alla maniera di un I’m Your Man meno lezioso.
Leziosità che volenti o nolenti viene sfiorata in alcuni momenti, compensata come sempre dalla classe del gruppo. In sostanza niente di nuovo, e se è questo che ci si aspettava, allora alla larga da questo disco. Per tutti gli altri, un confortevole rifugio.
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