Recensioni
Lali Puna
I Thought I Was Over That: Rare, Remixed, and B-Sides
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Carlo Pastore
- 1 Giugno 2005

C’è qualcosa che va oltre tutti gli insoddisfacenti termini che usiamo per tentare di descrivere questa musica. Qualcosa di immenso, inesplorato, etereo. Una pulsazione sanguigna e sottocutanea. Una grazia di fondo che permea ogni piccolo e curato particolare di un disegno sensuale e ammaliante. Non so se lo si possa definire. Ma c’è. E lo si ritrova in questo disco dei Lali Puna. Una raccolta di b-side e remix, tanto per riscoprire l’immensa bellezza di fondo che avvolge ogni creatura di questa band tedesca: forse non ha inventato l’indietronica, ma sicuramente le ha donato il più carezzevole e affascinante dei vestiti.
Quelli di Pitchfork sostengono che questo disco potrebbe restituire i veri Lali Puna ai loro estimatori, dopo quel controverso Faking The Books che aveva mischiato le carte della band con quelle dei cugini fraterni Notwist, avvicinando – con la scelta di ricorrere a sonorità più fisiche – i due lati della medaglia. E potrebbe darsi, perché in questo disco il gruppo si riappropria di una dimensione quasi totalmente indietronica, riabbracciando glitch, pulsazioni di calde drum machine e soffici giochi di produzione.
Troviamo così – nella prima metà della collezione, dedicata a collaborazioni e cover – 40 days degli indimenticabili Slowdime, ripulita dalle abrasioni shoegaze e riconsegnata in una dimensione assolutamente seducente, Clear Cut in coppia con Bomb the Bass, decisamente massiccia, e l’accoppiata da applausi formata da Harrison Reverse e The Daily Match, perfettamente sospese tra onirismo pop e gusto soft dance.
Nella seconda parte dedicata ai remix, poi, è quasi stupefacente prestare ascolto a Dntel, che priva della voce (This Is) The Dream Of Evan And Chan in un gioco teutonico ormai collaudatissimo e sempre ultra raffinato, e ancora To Rococo Rot e Alias, rispettivamente in una stranita Grean and bear e in una riuscita Alienation.
Insomma, se c’era bisogno di stabilire – di nuovo – chi, con apparente semplicità, fosse capace di dare al pop una forma moderna, evocativa e calda, traducendo in canzoni dotate di gioia le pulsazioni di una generazione che ha voglia di ballare, beh, quel nome è Lali Puna. Dia loro il bentornato chi affermava di averli persi; si emozioni chi a questa band non chiedeva nient’altro che continuare a fare quelle cose lì. Quelle belle.
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