Recensioni

In tempi di ascolti “liquidi” può capitare che tra le informazioni di cui scegliamo di fare a meno ci sia la nazionalità di una band, e solo scorrendo i titoli dei brani sulla schermata della piattaforma streaming in uso il dato ci si palesi. Per i LAGS, tuttavia, è un dato mendace, dal momento che sono italiani ma cantano in inglese, e a chi li ascolta per la prima volta solo l’ultimo titolo in scaletta di questa seconda prova, la bonus track Il Podista, potrebbe far sorgere il dubbio: vuoi vedere che sono italiani? Anche perchè è proprio il genere che propongono – l’hardcore/punk – a non andare troppo per la maggiore qui da noi, perlomeno a livelli percepibili in superficie. Ad ogni modo, sono italiani sì – romani per inciso – e la loro prima prova è stata Pilot, data alle stampe quattro anni fa. Con questo secondo lavoro, però, mettono ulteriormente a fuoco il loro stile abrasivo, con brani dall’impatto immediato che richiamano il suono Dischord, il post hardcore a stelle e strisce anni ’90, l’indie-punk di inizio millennio e band come At The Drive-In, Metz, primi Biffy Clyro, ma anche Self Defense Family e – per citare l’Italia – Fine Before You Came. Tacendo ovviamente di tutto il bagaglio pregresso targato Hüsker Dü, Minutemen, Black Flag e compagnia bella.
La produzione appare volutamente grezza e cattura in pieno e in studio l’essenza di un live. L’insieme suona compatto, energico, aggressivo, non risparmia bordate, ma si concede a momenti più pacati/riflessivi e ad altri dove dal marasma emerge comunque la melodia, come dimostra il potente brano d’apertura Knives And Wounds. Ma sono altri due – a nostro avviso – gli episodi più azzeccati: la sincopata e disturbata Magic Bullet, e la roboante Echoes. E a testimonianza di uno sguardo, il loro, rivolto all’estero, il disco esce in Italia per To Lose La Track (insieme a Fuzzy Cluster) e sul mercato britannico per l’etichetta inglese Casu Marzu, che fungerà da apripista alla band per sbarcare anche a quelle latitudini. L’internazionalismo del combo, del resto, è dimostrato anche dal fatto che i quattro hanno già aperto concerti di formazioni quali Beach Slang, Delta Sleep e Screeching Weasel. «We started a war», cantano in What It Takes. Intanto, un’altra battaglia è vinta.
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