Recensioni

Due anni son passati dall'inizio del trip solitario di Laetitia, dismesso il progetto Monade e messi a frollare criogenicamente gli Stereolab (in attesa forse di un futuro più adeguato), ed ecco il sophomore Silencio a ricordarci che la cantante francese non ha voglia di consegnarsi alla Storia anzi ha qualche motivo per rivendicare attualità ai propri… motivi. Il principale è forse la particolare contingenza storica, la marea speriamo non vana dei vari "occupy" che fermentano qui e là una rinnovata critica al sistema sociale ed economico. Laetitia ci sguazza e ne fa rapimento impegnato, levigando il tutto con la consueta solennità marmorizzata di aciderie cosmiche vintage blasé.
Dribblando tuttavia la trappola del monocorde che stava giusto dietro l'angolo, anzi squadernando un bel ventaglio di suggestioni: dalla bossa ruspante in un trepido luccichio Terry Riley di Between Earth and Heaven alla Nico col patema french, le vaghezze kraute e le pennellate eniane di Merci de m'avoir donné la vie; dal post-tribalismo stecchito funky à la David Byrne di Fragment pour le future de l'homme al Robert Wyatt in bilico tra Radiohead e Jefferson Airplane di The Rule of the Game, passando quindi dalle glasse spacey di Silent Spot (Badalamenti ipnotizzato Zero 7), dalla fragranza indolenzita di Next Time You See Me (un fiore malsano Cobain nel bouquet Stereolab) e dalla levitazione synth-wave con marezzature psych/downtempo di There is a Price to Pay for Freedom (and it isn't Security).
La maturità ha regalato alla Sadier – compositrice e interprete – uno spiegazzato calore, una sparsa pastosità, un tumulto sottopelle che rendono plausibili pezzi come Find Me the Pulse of the Universe (Veloso rapito dagli alieni) o la mestizia jazzy di Lightning Thunderbolt. Tuttavia le mancano (ancora) quei grammi di empatia che la liberino dal proprio castello incantato di teoremi e ossessioni. Il gioco della radical chic con le sinapsi prensili e l'erotismo differito rischia di rinchiuderla ermeticamente in una bara di vetro, assieme a quel silenzio che ossimoricamente c'invita a riscoprire come chiave per riscoprirci.
Amazon
