Recensioni

6.9

Un equilibrio instabile tra forma e sostanza, tra indie-trend ed effettive capacità, revivalismo e presente effettivo; e nondimeno, un nome di cui tenere conto nell’interpretazione di dove vanno (andavano?) i gusti di un certo pubblico. Non si direbbe in apparenza ma i Ladytron negli anni si sono evoluti, in una maniera che magari ha allontanato le simpatie di chi viene da gruppi come i Broadcast ma che in compenso ha avvicinato quelli che con certi anni 80 (Depeche Mode in testa) ci sono cresciuti.

La presente raccolta mette in fila i 17 brani che hanno segnato il successo del gruppo, evitando l’ordine cronologico e studiando invece una tracklist più strategica, che cala subito l’asso Destroy Everything You Touch, ad oggi probabilmente singolo più popolare, e poi procede alternando atmosfere tenui e beat danzabili, mescolando l’elettronica suadente e carillonesca dei primi lavori (Playgirl) con le imponenti architetture synth-pop degli ultimi lavori (Ghosts).

L’ascolto nel complesso è godibile, complice l’assenza quasi totale di quei momenti morti che hanno sempre inficiato la bontà complessiva degli album veri e propri. Per chi già ha questi ultimi, c’è il valore aggiunto dell’inedita Ace Of Hz e della cover di Little Black Angel dei Death In June. Per gli altri, questa è una cartina al tornasole di uno degli electro-pop acts più rappresentativi dell’ultimo decennio.

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