Recensioni

7

Lacuori – nome ben noto ai fedeli di queste pagine – perviene ad una sperimentazione radical-pop divertente e insidiosa, mette cioè le canzoni nell’obiettivo svuotandole dagli orpelli (?) armonici, fidando su un esoscheletro sfrigolante electro-ritmico su cui la voce pennella fluttuante. Orbene, ricondurre tutto ciò alla cosiddetta arte acusmatica mi suona un po’ patafisico, però mi sta bene, o meglio mi piace quel che ne viene fuori, una sbrigliatezza che trasla la wave nel teatrino dell’assurdo para-jazz (vedi la famigerata Rumore), dove le combinazioni di parole sono portatrici sane di tremori psichici, di quotidiani abomini, d’intimità incolmabili e lontananze dissolte. Una insensatez abitata di singulti suadenti, spasmi robotici, fremiti irriducibili. Quel che resta di vite sparse nel setaccio della soffice pianificazione. Laura è cresciuta. La sua musica – sempre meno domata e domabile – pure.

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