Recensioni

8.3

Dopo 50 anni dalla sua ascesa e caduta, il fascino di Ziggy Stardust rifulge ancora grazie alle splendide foto di Mick Rock, anche tra le pagine di questo rinnovato Moonage DaydreamLa (breve) vita e i suoi (significativi) momenti vengono riproposti in una nuova veste da Genesis Publications, a 20 anni dalla sua prima e costosissima Limited Edition. All’epoca il fotografo, così come la versione umana del seducente e provocatorio avatar alieno, avevano firmato di proprio pugno le 2.500 copie del libro. Nel mezzo una versione economica e condensata del volume (per l’Italia ci fu un adattamento a cura della Rizzoli), ma anche – e purtroppo – la dipartita di entrambi gli artisti inglesi.

Mick Rock e David Bowie si erano incontrati il 13 marzo 1972, in occasione del concerto alla Town Hall di Birmingham, e subito si instaurò tra loro una grande sintonia. Il primo aveva appena realizzato un servizio su Syd Barrett, mentre Bowie stava ancora gettando le basi per la sua prima e completa deflagrazione artistica. Con talento e grande intuizione visiva, Rock cominciò a documentare le gesta di Ziggy nelle sale ancora mezze vuote dei teatri inglesi dove si esibiva. La sinergia tra i due sarebbe stata determinante per fornire a Mr. Polveredistelle una struttura visiva maggiormente definita, materiale pubblicitario sufficientemente oltraggioso per attirare i giornali e le riviste specializzate dell’epoca. Un vero e proprio trampolino per calamitare l’attenzione generale del pubblico, far parlare di sé, arrivare a Top of the Pops e alle vette delle classifiche.

È incredibilmente affascinante osservare la qualità che Mick infuse attraverso il suo obiettivo a questi scatti. Il libro presenta oltre 600 immagini, documentando anche il primo tour americano degli Spiders from Mars e moltissimi momenti che andavano ben oltre le esibizioni sul palco o i semplici backstage. La pelle, l’haircut, il make up e i costumi di Ziggy nel frattempo mutavano. Dalle stanze di Haddon Hall (l’allora residenza vittoriana del terrestre David Robert Jones a Beckenham, Londra) alle prove costumi, le sessioni di trucco, passando per gli spostamenti in bus tra le date live, le incisioni in studio, i set di quelli che solo un decennio più tardi verranno definiti “videoclip” (proprio Rock ne realizzerà alcuni fondamentali, di cui qui sono presenti alcuni bozzetti preparatori e fotogrammi) e diversi incontri od occasioni di collaborazione con colleghi e artisti di vario calibro: Mick Jagger, Lou Reed, Iggy Pop, Lulu, Lindsay Kemp, Amanda Lear… oltre naturalmente alla pazza crew raccolta intorno a lui. Non mancano il suicidio sul palco dell’Hammersmith Odeon, le splendide sessioni per la copertina di Pin Ups e la breve resurrezione per il 1980 Floor Show (impossibile non notare la “biblica” durata di 3 giorni delle riprese per l’emittente americana NBC, dopo altrettanti mesi dalla dipartita di Ziggy).

Anche altri talentuosi fotografi si avvicendarono in quei due anni a testimoniare con i loro negativi le cronache terrestri del “mostruoso marziano” sceso sulla Terra, apostoli dell’immagine che fornirono la loro versione parziale ma allo stesso tempo fondamentale: Sukita, Terry O’Neal, Duffy, Justin De Villeneuve… ma di fatto fu Mick Rock “l’evangelista” prediletto che scattò con maggiore continuità, colui al quale – nonostante alcune assenze (vedasi il Japanese Tour o la seconda breve leg americana) venne concesso pieno accesso e maggiore raggio d’azione. Oltre al notevole apparato fotografico presentato in ordine cronologico, bisogna considerare che Moonage Daydream rimane definitivamente l’unica occasione editoriale per cui David Bowie fornì abbondanti e generose note sul proprio trascorso artistico. Quello che il magazine Rolling Stone all’epoca definì la cosa più vicina ad una sua autobiografia.

Genesis stampa tutto su un grande formato, con una notevole fattura e una pregevolissima copertina. In questo aggiornamento editoriale vengono aggiunti anche un paio di belle istantanee del 2001, quando i due vecchi amici si incontrarono per una nuova, e ultimissima, sessione.

Per gustarvi appieno questo Sogno ad Occhi Aperti dell’Era Lunare dovrete solo appoggiare sul piatto un qualsiasi LP sfornato tra il 1972 e il 1973, e l’illusione del rock soprannaturale di David Bowie sarà completa.

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