Recensioni

Se pensate che in un disco il produttore artistico non sia una discriminante fondamentale, ascoltate l’omonimo dei La Notte pubblicato nel 2015 e prodotto da Karim Qqru degli Zen Circus e questo secondo disco della formazione toscana, che invece vede in cabina di regia la stessa band e Andrea Marmorini. Là un solido tripudio di chitarre elettriche basali, pseudo-grunge e a corrente alternata, qui un susseguirsi di funk, elettricità e sintetizzatori decisamente più in linea con le ultime tendenze in ambito indie-pop-rock – e magari anche con qualcosa dei più recenti Tame Impala, come ad esempio nella intrigante Buddha Bar o nell’introduttiva Per nuovi pescatori.
Verrebbe da dire, un cambio dal giorno alla (ehm…) notte, nelle aspirazioni in primis e poi nello stile musicale: nel primo album avevamo riscontrato un’immediatezza sostenuta da una creatività forse un po’ sghemba ma apprezzabile sotto molti punti di vista. In Volevo fare bene invece tutto è perfettamente calcolato, accurato e pieno di laccature. Un’attenzione per i dettagli anche apprezzabile, che però si trasforma spesso in una voluta psicopatologia dell’arrangiamento pomposo – e talvolta un po’ in stile Colapesce altezza Infedele, come accade in Temporale estivo – in mezzo a punk orecchiabili rubati ai novanta californiani più melodici come Muscoli, mid-tempo poppeggianti e radiofonici vagamente anni ottanta (la title track), funk grassettati da certe chitarre elettriche un po’ in stile Weezer come La battaglia dei giorni miei.
Sarà forse il tono più intimista nei testi – «Nel primo disco mi occupavo più di scrivere e criticare gli altri, in questo ho ristretto molto la cerchia, per questo lo sento più intimo. Non parla per forza di me, parla dei rapporti in generale», ha dichiarato il frontman Yuri Salihi – che, perlomeno in qualche frangente, posiziona il disco non troppo distante dalle tematiche di certi neo-cantautori votati al pop, o magari la voglia di suonare più adulti e consapevoli, ma ci pare che Volevo fare bene, nonostante l’apprezzabile lavorio in termini di arrangiamento, sia più interessato a suonare comprensibile e attuale, piuttosto che a definire nuove linee guida dal punto di vista creativo. Tutto è concettualmente solido e gradevole, sia chiaro, ma forse fin troppo lineare.
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