Recensioni

6.7

Creatura stramba ma affascinante, questi La Governante, capace di trasportarti in un universo vaporoso e sognante, e al tempo stesso tenutaria di una concretezza e di un’originalità nelle scelte musicali non comuni. Salvatore Micalizio (voce e synth), Sergio Longo (batteria e beat), Daniele Kiodo Ricca (chitarra e synth) e Maurizio Barabba Carrabino (basso e synth bass) racchiudono nel disco d’esordio quella vena ambient-shoegaze-psych che ha un po’ caratterizzato il revival degli ultimi anni, fondendola con una dark-wave inquietante e abile nel dare al tutto un taglio personale.

L’idea che ci siamo fatti è che quando le strutture si fanno meno legate agli stilemi più classici dell’immaginario di riferimento – ad esempio nella splendida Cartoline (dai tuoi viaggi), forse l’apice di tutto l’album, sorta di freak sonoro in bilico tra psichedelia e new wave – la formazione abbia molto da insegnare e poco da imparare; quando invece si spinge sul pedale dell’evanescenza dream-pop più “synthetica” e ammiccante – magari per sentirsi gratificati dall’appartenenza a una tradizione musicale che paradossalmente non sembra nemmeno così vicina come si potrebbe pensare – si avverte un che di stantìo, sull’onda di testi che non paiono sempre all’altezza.

Scendendo più nello specifico: originali i tagli di chitarra elettrica del punk-wave iniziale di Finchè puoi tu balla, almeno quanto gli archi inaspettati posti in chiusura di Débâcle; meno degni di nota, nel suo complesso, l’ambient-post rock di un brano come Illusi per niente o le lentezze narcotiche di Noi Surreali. Posto comunque che l’impasto sonoro fatto di bassi pulsanti e nervosi e di muri di sintetizzatori è solido, curatissimo e mostra ottime idee negli arrangiamenti. Flessibile per natura a un’implementazione futura che potrebbe riservare ottime sorprese.

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