Recensioni

7.3

Avevamo lasciato i Kula Shaker sull’onda del recente ricongiungimento con il membro fondatore Jay Darlington, che andava a ricomporre la formazione originale degli anni ’90; Natural Magick, lavoro amato dal pubblico e ben ricevuto un po’ ovunque, confermava in sostanza come, a Crispian Mills e i suoi, ciò che fanno riesce bene come a nessun altro, a dispetto delle mode e del tempo che passa.

E questo è quanto, davvero. Che altro dire? Wormslayer, nono album in studio dal titolo e copertina fumettistici (gli ammazzavermi, tradotto liberamente), definito dal biondo leader un “viaggio psichedelico in piena regola” come certi album dei Sixties, continua a cavalcare questo ottimo momento per la storica band britannica – momento che in realtà dura da un bel po’, tra ormai regolari entrate in studio e un’incessante nonché soddisfacente attività live intorno al globo; a dirla tutta, gli autori di K non sono mai davvero andati sottocoperta (se non nella prima metà dei 00s: eoni fa); solo che, complice l’inappagabile senso di costante nostalgia, vera cifra del nostro non-tempo, il loro appare come un continuo ritorno. Ma com’è che ogni volta il nuovo disco sembra migliore del precedente?

Sia come sia, a dispetto di una formula magica e, nemmeno a dirlo, immutabile (perché mai dovrebbe cambiare, poi?) è sempre una gradita sorpresa ritrovarseli, ogni volta, a fare la “solita cosa”. Ovvero, dell’ottimo rock psichedelico immerso fino al collo in anni ’60 e ’70, con la giusta dose di (auto)referenzialità (Good Money rilancia, sfacciata, il riff di Tattva), magistrale eclettismo (le montagne russe psych-prog-hard della title track e The Winged Boy), inguaribile filosofia hippie (“Have no fear, the end is near, love is at hand”, recita ottimista Dust Beneath Our Feet) e le usuali dosi di satira contemporanea.

Dal folk psichedelico di Charge of the Light Brigade al ripescaggio della magnificente Be Merciful (vecchio brano originariamente prodotto da Mark Pritchard e pubblicato su un raro 7”, oggi riarrangiata in chiave gospel), dalla giostra di citazioni di Broke As Folk (Time dei Pink Floyd rivista dai Doors con Tom Petty alla voce)  al Dylan acustico di Day For Night fino al boogie venato di Irlanda di Lucky Number, esattamente quello che si vuole dai Kula Shaker, i supereroi del Britpop.

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