Recensioni

Nonostante il percorso di avvicinamento iniziato l'anno scorso con gli eppì Starfox e Dream Sequence, ascolti la prima traccia di Severant, Visioning Shared Tomorrows, puro intrattenimento kosmische anni '70 ascrivibile per intero a Jean-Michel Jarre e all'era delle tastiere kraut, e sembra incredibile che Kuedo sia l'invenzione di Jamie Vex'd: il responsabile di quel Degenerate datato 2005 che fu tra le scosse più aggressive e penetranti dell'ondata dubstep, al quale poi cercò di dar seguito Cloud Seed rispolverandone con scarso successo i risvolti oscuri più d'ambientazione. Ora è il 2011 e il duo Vex'd si spezza seguendo due strade diverse, con l'altra metà Roly Porter che esordisce con un Aftertime denso di architetture dub-techno complesse, e Jamie che invece finisce in piena parentesi nostalgica, con la mente dispersa tra quegli anni che han segnato la definitiva affermazione dell'electronica moderna.
Altro che orientamento al futuro, Severant è retrologia sistematica ricondotta alle visioni Blade Runner, con strascichi di malinconia da cameretta che rasenta lo spirito glo (Salt Lake Cuts, meno distante di quanto si pensi da un Com Truise). L'esigenza attualizzante Jamie la concentra tutta in una sezione ritmica che corre su un binario parallelo, quasi indipendente, fino a ridursi semplice espediente tecnico per dar peso alle tracce: senza scomodare inutilmente gli ascolti indicati in press (footwork e coke rap), questo è reflusso step anni '10 (quell'effetto 'ali di mosca' di Onset o Ascension Phase rintracciato di recente in Zomby o Machinedrum), che però risulta a tratti avulso e restìo a modellarsi sulle aperture cosmiche che sottende.
Va detto che l'album è sicuramente sentito, appassionato, e dalla sua ha certi colpi ben centrati, vedi brani come Ant City o Seeing The Edges densi di suggestioni dark, o una Flight Path da applausi col suo taglio sci-fi/mistery solido e sicuro. Ma rimane nell'aria un senso di accartocciamento, che riceve risposte troppo deboli da frangenti quali Scissors (irrisolte contraddizioni ritmico-melodiche) o Reality Drift (leggerezza in cerca d'autore).
L'ascolto ripetuto apre più perplessità di quanto non ne risolva e restituisce un Jamie introspettivo come non mai, ma che tralascia di convincere l'ascoltatore. Di rispolveri delle primigenie electro ne sono emersi diversi negli ultimi anni (e trasversalmente a più generi), ma senza il sostegno di un'impronta caratteriale marcata una full-immersion così esplicita rischia di risultare fine a sé stessa. Incorreggibile Vex'd, riuscirà mai a mettere tutti d'accordo?
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