Recensioni
Kristoffer Borgli
The Drama - Un segreto è per sempre
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Elisa Torsiello
- 30 Aprile 2026

A volte continuare una relazione è un po’ come ritrovarsi sordi da un orecchio. Lasciamo che il turbinio delle emozioni, il propagarsi degli eventi, si abbatta su di noi, ci disorienti come una musica a volume altissimo, rimanendo bloccati e sordi, senza possibilità di comprensione, o di ascolto. È l’equilibrio dello stare insieme: chiusi in se stessi, stampiamo sul volto un sorriso forzato, una maschera felice che non combacia con il nostro stato d’animo.
È su queste basi che si gioca The Drama – Un segreto è per sempre, nuovo film del regista norvegese Kristoffer Borgli, il quale, dopo Sick of myself, continua la propria indagine dell’essere umano tra ossessioni, paure e relazioni interpersonali. Non più il singolo contro la percezione dell’universo attorno a sé, adesso il regista indaga la sfera intima e duale di una coppia che si apre a segreti indicibili e sulle conseguenze che le parole riversano sul loro futuro. È il passato che come una vernice rossa, macchia il bianco candido di un abito da sposa; la confessione di Emma (Zendaya, protagonista anche della terza stagione di Euphoria su HBO Max) sconvolge sin da subito le fondamenta di un prossimo futuro con Charlie (Robert Pattinson): l’immagine che l’uomo ha di lei si sgretola, si fa a pezzi, mescolando immaginazione e realtà. E così, anche la narrazione perde la propria linearità, i raccordi si tramutano in tessere di un puzzle incastrati senza per forza combaciare tra loro; ciò che è frutto di un’elucubrazione mentale si insidia in ciò che è vero, innestando il dubbio nello spettatore sulla natura della visione.
Specchi riverberanti lo stato d’animo di Charlie, vediamo tanto la fiducia nella donna, quanto in ciò che vediamo, sciogliersi come neve al sole, finendo prigionieri di un labirinto mentale in cui è facile perdersi. Flash mnemonici di un passato non così lontano, vanno a braccetto a brevi sequenze che ci riportano al presente, in un viaggio compiuto alla cieca, senza la sicurezza di viaggiare sul binario della fedeltà narrativa. Quello di Borgli è dunque un rifarsi allo stile della Nouvelle Vague, dove tutto si frammenta, nulla segue un filo logico, e le inquadrature si focalizzano sui primi piani di personaggi ormai incapaci di condividere un progetto di vita insieme, figuriamoci il medesimo spazio di ripresa. Charlie ed Emma tornano a divenire due entità separate, cieche e sorde agli spazi altrui perché chiusi nei propri timori; timorosi di non essere creduti e amati; timorosi di non riconoscere più la persona che si credeva di amare. La parziale sordità di Emma diviene allora l’elemento metonimico che raccoglie tutto lo sviluppo di The Drama: quelle di bocche che parlano e che vengono ascoltate quando è tempo di distruggere, rimanendo sospese e inascoltate quando è tempo di ricostruire.
Il dramma che dà il titolo al film, allora, non è da ritrovare nello spazio di pianti, urla, conflitti esasperanti ed esasperati, quanto nella recita della vita che siamo chiamati a portare avanti su quel palcoscenico che si spiana dinnanzi a noi ogni giorno. Una performance costruita su verità e fantasia, menzogne e inganni, figli di un passato da cui vogliamo scappare, o che tentiamo di tenere nascosto dietro il sipario.
È un dramma borghese, intimo, personale, di uomini e donne che si fanno attori amatoriali, istruiti all’ombra degli sbagli e successi a opera della propria versione passata. E proprio per la portata umana che il film denota che si rendeva necessaria una restituzione naturale dei caratteri tracciati dal proprio autore: Zendaya e Robert Pattinson accolgono tra le mani idiosincrasie, tic e paranoie dei propri personaggi, senza per questo riconsegnarli ai propri spettatori con espressività eccessive, o mimiche forzate. Non urlano Emma e Charlie: è nei silenzi, nelle sopracciglia alzate, o nelle mani tra i capelli, che si ritrova tutto il peso delle loro azioni e delle loro scoperte. L’insicurezza dei propri sentimenti, la paura di camminare su un terreno eroso, vivono nello spazio di gesti ordinari, sguardi carichi di emozioni che i due attori riescono a restituire e comunicare ai propri spettatori attraverso una rete di non detti con cui nulla viene tralasciato e tutto accolto.
Da Scene di un matrimonio a Storia di un matrimonio, arrivando anche a Before Midnight, sono tanti e diversi i titoli che hanno affrontato le crisi, le paure e le rotture di legami apparentemente inossidabili. The Drama non offre né più né meno a quanto già proposto nel catalogo precedente, eppure il film di Borgli. riesce a centrare l’obiettivo, partendo da un cancro della società americana come le sparatorie di massa, per ridurlo a terremoto domestico. Lo fa senza spingere sull’acceleratore, ma rimanendo entro i limiti prestabiliti della restituzione emotiva, senza scardinare gli assetti di una performance attoriale profonda, introspettiva, estremamente in parte e credibile, e per questo del tutto distante da quella perfezione a cui gli stessi protagonisti aspirano, ma che continuano solo a sfiorare e mai raggiungere.
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