Recensioni

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Musica cosmica nel senso di aliena. Se non altro per i volumi utilizzati, a tratti davvero insostenibili per l’orecchio umano. Kazuyuki Kishino realizza un album – assemblato con brani scritti tra il 2006 ed il 2007 – di cosmic noise che suona come il personale (molto personale!) tributo al rock tedesco anni ’70 di Cluster, Rodelius, Tangerine Dream. Ma più che a queste esperienze, il giapponese pare guardare a tutta una serie di suoni che hanno contrassegnato gli anni ’90 in contesti di elettronica e musica da ballo. Hardcore, drum’n’bass, gabber vengono triturati ed inglobati, con una tecnica simile per certi versi a quella di Merzbow – ma ben più godibile – in un pastiche sonoro minaccioso ed ostile.

Se si escludono gli scolastici esercizi di noise analogico di 3 e 5 (tutte prive di titolo le tracce), è una base ritmica potente a farsi carico del caos sovrastante. Sia chiaro, qui ballare conta fino ad un certo punto, o non conta per nulla – ed è di nuovo alla Germania, ma a quella post-muro degli Atari Teenage Riot che vien da pensare. Ma ci pare di capire che, con attitudine che è smaccatamente nipponica, mr. Zeni Geva abbia sedimentato nella propria sterminata memoria sonora tutta una serie di musiche estreme che hanno segnato nel bene e nel male i novanta e che il suo attuale compito sia quello di riproporre questa eredità – conscia od inconscia: poco importa – alle generazioni estreme del 2000. Chiaramente riaggiornandole all’oggi ma con quel tocco vintage che è peculiarità dell’artista.

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