Recensioni

6.8

Il precedente Only By The Night è stato un vero e proprio nuovo inizio per i Followill. Dopo il classico esordio da next big thing e l'inevitabile parabola discendente tipica di chi ha invaso per mesi le pagine dell'NME, i quattro del Tennessee hanno saputo ricalibrare il proprio sound su un alt rock decisamente più edulcorato rispetto al garage degli esordi, tuttavia non privo di spunti.

I maligni li hanno già ribattezzati i "Southern U2", per l'attitudine da "stadium song" di brani come Sex On Fire. Ecco allora che questo Come Around Sundown funge cartina di tornasole per testarne la reale consistenza, anche alla luce dell'imponente dispiegamento di mezzi che presumibilmente l'etichetta avrà concesso loro.

La cosa che colpisce, infatti, non appena partono le prime note dell'opener The End (!), è l'imponenza della produzione. Col precedente lavoro, hanno assaporato i grandi spazi, ma i nuovi brani gettano lo sguardo ancora più lontano, rallentando il ritmo, facendo respirare le armonie e aprendosi a suggestive soluzioni shoegaze, affermazione quest'ultima su cui è necessario aprire un inciso.

Quello che siamo soliti descrivere come "shoegaze", infatti, è un mix di chitarre psichedeliche nebulizzate che baluginano all'orizzonte; un espediente sonoro che, al pari del tipico chitarrismo effettato "alla The Edge" o di certe soluzioni ritmiche introdotte da band new wave, sono diventate patrimonio comune di qualunque pop band voglia apparire anche solo minimamente up to date. Il languore psichedelico di canzoni come The Face è qualcosa che si inserisce agevolmente in questo solco; eppure, con la voce impastata di Caleb Followill a fare da contrappunto, l'effetto è estremamente affascinante.

Ecco dunque la chiave di lettura dell'album e la peculiarità che rende questi Kings Of Leon ancora degni di considerazione. I Followill sono come quei redneck che si vestono da damerini per una notte brava da spendersi fra le luci della città: hanno abiti firmati ma quando parlano d'amore, come nella ballata Mary, si portano dietro lo spleen della campagna. Quando poi accelerano e irrobustiscono le trame (come nel moderno boogie di No Money) la sporcizia è ancora lì, sotto le unghie, e non importa quanto si cerchi di nasconderla.

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