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Secondogenito dei King of the Opera, nati come prosecuzione del percorso artistico di Alberto Mariotti aka Samuel Katarro, Driftwood EP si presenta come un’opera di poco meno di 20 minuti per soli tre brani capaci di creare un unico, ipnotico flusso, tra il visionario e il cinematografico, in scia all’esordio Nothing Outstanding, targato 2012. La band si allontana dal blues dagli echi barettiani che contraddistingueva il progetto Samuel Katarro per avventurarsi, a partire dall’iniziale e sussurrata Coulor and Lights, tra atmosfere più delicate ed eteree figlie dei Mercury Rev di Deserter’s Songs e sorrette da una linea di piano che ricorda da vicino le intenzioni di Angelo Badalamenti della O.S. di Twin Peaks. 


La seconda traccia, Remember Something, sembra invece figlia tanto dei Tortoise di TNT quanto di certo post rock a la Mogwai, tra riverberi e feedback sapientemente miscelati su cui, a tratti, si stende come un velo l’ombra lunga dei primi Pink Floyd. Counting Shadows, ultimo brano dell’EP, è un mare sonoro che cresce, solcato da un giro di pianoforte ossessivo, in una ricerca di suoni e stili che pare essere l’inizio di un percorso, solo un assaggio di ciò che, non ci sono dubbi, è destinato a crescere in una futura release.

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