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La sua voce, calda e profonda, segna il punto focale del disco, la produzione raggiunge l’obiettivo prefissato: delineare un formato canzone di tendenza che si muova tra synth-pop e alt-r’n’b. Per riuscirci, la neozelandese Kimbra, al suo terzo disco, si è affidata in cabina di regia a una schiera di volponi che comprende anche Skrillex e soprattuto John Congleton, premiato produttore già al fianco di St.Vincent, Explosions in The Sky e Angel Olsen.
Così la musicista, resasi nota al grande pubblico per la partecipazione nel 2011 alla hit dei Gotye, Somebody That I Used To Know, sforna un lavoro solido e accattivante, dove a una maggiore ricerca sui testi rispetto ai precedenti, si unisce un suono stratificato e multicolore che, nell’economia della tracklist, non perde di coerenza. Il tutto senza farsi mancare i pezzi che restano in testa: Top Of the World si distingue per i ritmi tribali e i coretti ipnotici di voci bianche che trasportano il semi-rap di Kimbra, Like They Do On The Tv – brano che intreccia discorsi sull’imprevedibilità dei social media a consapevolezze personali («I’m older now / But I feel my time start to begin») – ha dalla sua una melodia vocale d’impatto assieme a un lucente binomio ritmi-synth anni Ottanta a là Chvrches, Lightyears è dance-pop fresco e catchy.
Ma al di là dei momenti più accessibili e confezionati per la rotazione mainstream, il lavoro offre anche spunti più ricercati, come in Black Sky, dove Kimbra è una Kelela meno languida, calata in un synth-pop orchestrale, nelle torch song minimali Right Direction e Version of Me, dove le qualità vocali puramente soul della neo-zelandese escono completamente allo scoperto per esprimere una condizione di incertezza unita a speranza di cambiamento: «Cause I’m damned if I’m true and I’m damned if I’m lying / Every time you say I lose, I swear that I’m trying / If there’s a better version of me / Would you stay for the person I’ll be?». È un lavoro in cui la Nostra si mette a nudo, rivela i suoi sentimenti al pubblico disegnando un percorso di formazione il cui traguardo può risuonare da messaggio universale: «I got a heart that’s primal […] This is what it means to be human» (Human).
Al terzo tentativo, Kimbra riesce a valorizzare le sue velleità grazie all’apporto prezioso dei produttori coinvolti, velleità mai state in dubbio ma sempre leggermente lontane dall’essere espresse.
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