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7.7

Sono rimasti in due. L’anima musicale della band,
l’alchimista dei suoni Anatomy, e il rapper la cui voce ha rappresentato meglio
lo spirito avant del combo di Minneapolis, Crescent Moon. Dopo un tour
mondiale, che li ha riportati qui in Italia, dove la stima di pubblico e
critica non gli è mai mancata, i Kill The Vultures ritornano a far parlare di
loro con il terzo lavoro in studio, Ecce Beast, presentato e venduto in
anteprima dal vivo e su myspace.

La trasformazione (chissà quanto definitiva?) del
quartetto in un duo, non ha stravolto le linee guida stilistiche della band, ma
ne ha inevitabilmente accentuato alcuni aspetti a scapito di altri. Rispetto ai
due lavori precedenti, Ecce Beast è costruito tutto sul rapping flemmatico e
poetico di Crescent Moon che, lasciato solo, occupa tutti gli spazi a
disposizione, trascinando la musica verso i beats lenti e profondi del Tricky prima maniera (ascoltare l’ipnotica Searchlights
And Suspects
per credere). Dal canto suo, Anatomy, si sbizzarrisce nella
scelta dei samples, spesso e volentieri tratti dal repertorio jazzistico, con
fraseggi di trombe e sax in primo piano e profonde linee di basso (sia
elettrico che acustico) a costruire la base ritmica in cooperazione con la
battuta lenta e non sempre regolare della drum machine.

A completare un panorama piuttosto essenziale ed
omogeneo, se confrontato con le prove precedenti della band, si insinuano qua e
là languide melodie di archi (Walk On
Water
) e flauti atonali (Cherish
My Desease
), geniali trovate che donano un tocco di raffinatezza al minimalismo
degli arrangiamenti.

In questa cornice di suoni jazz e ritmiche tendenti al dub (ma pronte a
sconfinare addirittura verso i territori dell’afro beat di Crownfeathers), che si spinge fino all’avant più destrutturato (Heat Of The Night) l’hip hop non è più
al centro della scena, scomparendo dietro una coltre di influenze, ormai ben
amalgamate, ma lasciando residui ben visibili nell’uso dei samples e nella costruzione
dei testi, recitati da Crescent Moon con il suo ormai inconfondibile stile
declamatorio.

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