Recensioni

L’origine del formato “dub album” si perde in quel labirinto di dischi ed etichette discografiche riconducibili all’era d’oro del reggae giamaicano, individuabile a grandi linee a cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, con la paternità del primo album di sole dub version oggetto di contesa tra i suoi principali protagonisti, Clement Coxsone Dodd, King Tubby e Joe Gibbs.
Nel corso dei decenni, le versioni LP, riviste e corrette secondo le tecniche di produzione e gli stilemi di quella che potremmo definire una vera e propria forma d’arte da studio di registrazione, hanno continuato a fare capolino con una certa regolarità – ed in maniera più o meno ufficiale – tra gli scaffali e le vetrine dei negozi di dischi. E questo vale sia per le uscite discografiche di genere strettamente reggae, sia per quelle di generi solo tangenzialmente accostabili o del tutto estranei ad esso. No Protection dei Massive Attack, raccolta di versioni ad opera del geniale Mad Professor degli originali contenuti nel secondo album del collettivo di Bristol, Present Arms in Dub degli Ub40 e Hurricane Dub di Grace Jones sono esempi più prevedibili e di un certo successo, anche a livello commerciale. Decisamente più audaci e, almeno sulla carta, più improbabili, album come Have Fun with God di Bill Callahan e Love and Hate in Dub dei GodFlesh.
La dinamiche del dub reggae giocano un ruolo molto importante anche nel crocicchio di influenze che ha reso la musica dei Khruangbin immediatamente riconoscibile. Inoltre, a fare da solide fondamenta alla filigrane chitarristiche di Mark Speer ed al drumming metronomico ed essenziale di Donald Ray “DJ” Johnson Jr pulsa caldo e suadente il basso di Laura Lee, proprio come nella migliore tradizione della musica giamaicana dalla quale la musicista ha tratto ispirazione per muovere i primi passi come strumentista.
La carica seduttiva della musica dei tre texani, così ben espressa all’interno del loro esordio The Universe Smiles Upon You e nel seguente Con Todo El Mundo, si trasforma in vero e proprio potere ipnotico in questo Hasta El Cielo, che del riuscitissimo secondo album, pubblicato all’inizio dello scorso anno, è la versione “dubwise”. Senza aggiungere o togliere nulla agli originali, questa raccolta di versioni risulta piuttosto come una sorta di estensione, una dilatazione di quei groove oramai così familiari con il basso di Laura Lee in posizione predominante, protagonista principale dal fascino irresistibile, mentre le linee melodiche di Speer, sempre esotiche e souleggianti, si perdono evanescenti all’interno del panorama stereofonico, in un altra lunare dimensione.
A completare questo riuscito ed affascinante esperimento, due potenti bonus dub ad opera di Scientist, produttore giamaicano alunno dello stesso King Tubby ed autore di classici del genere quali Scientist Meets The Space Invaders e ScientistWins The World Cup, tra le principali influenze del sound dei Khruangbin. Di esercizio di stile si tratta, eppure, complice il timing estivo, il disco rappresenta un piacevole e fresco intermezzo in attesa del vero e proprio seguito di Con Todo El Mundo, lavoro che è già, meritatamente, oggetto di culto.
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