Recensioni

Erano in pochi ad attendere un capolavoro dal nuovo album di Ayers. Solo i
nostalgici meno smaliziati. Gli altri non si alzeranno dalla sedia per la
standing ovation. Vero è che The Unfairground,
confrontato con gli album più recenti (si fa per dire; l’ultimo, Still Life With Guitar, risale a 15 anni fa) dimostra
un recupero dell’estro compositivo il quale però, ripulito di quelle bizzarrie
psichedeliche che oggi non hanno più ragione d’essere, porge il fianco a una
poco coinvolgente semplicità.
Only Heaven Knows, Baby Come Home, Unfairground
sono l’Ayers lezioso e pop, adagiato su una morbidezza che gli anni potevano
come minimo accentuare. Arrangiamenti con archi a cantare melodie risapute,
spezie latine a ricordarci che il sole di una spiaggia è preferibile a una
vecchiaia maledetta. Fa piacere alle orecchie la psichedelia della porta accanto
di Cold Shoulder. Quando il discorso si fa appena più spedito e rock
(Wide Awake) il nostro si rivela uno dei tanti cantautori di talento (e
oggi è già molto). Tutto viene messo
a tacere con una Run Run Run che non ci vorrà molto per dimenticare. Episodio più riuscito: Brainstorm.
Intervengono alla festicciola: Phil Manzanera, Jeff Baron, Euros Childs, Gus
Franklin, Graham Henderson, Isobel Knowles, Kellie Sutherland, Bill Wells,
Wyattron, Dave McDonald, Luca Cantucci. Ripescato in sala di registrazione Hugh
Hopper, Ayers dovrebbe tornare a circondarsi degli Allen, Oldfield, Coxhill ecc.
per sperare in un ritorno che coinvolga i più disillusi. Ma forse i tempi sono
cambiati, per tutti.
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