Recensioni

<p>Irlanda del Nord. Inizi del Novecento. Guerra d’indipendenza dal
Regno Unito. La prospettiva della gente oppressa, del popolo che soffre
il maglio inglese. <strong>Ken </strong><strong>Loach</strong> al
meglio, pronto a raccogliere l’onore della Palma d’Oro a Cannes 2006.
Una Palma nascosta nelle campagne irlandesi, nel sangue che macchia i
pestoni, le torture. Nelle esercitazioni per affrontare l’esercito, nei
soprusi, nelle imboscate. Nel vento, che trascina lontano il motivo
popolare cantato per accompagnare la morte di un giovane trucidato dai
gendarmi. <strong>Damien </strong>(<strong>Cillian Murphy</strong>)
era già pronto a partire per Londra e diventare medico. Ma la voglia di
libertà lo stringe al cuore e lo chiama: non si fugge davanti all’amore
per la patria, l’amore per la libertà, l’amore per quella che diventerà
la sua donna. </p>
<p>Le immagini sono dirette e
semplici, e il film regala sensazioni che quasi escono dallo schermo a
scavare dentro lo sguardo: l’orrore satura ed esaurisce le risorse. Gli
occhi di Damien, le orecchie di Damien<strong>.</strong> Le lacrime di Damien. <br /></p>
<p>I gendarmi interrogano il fratello tirandogli via le unghie con una
pinza arrugginita. Davanti a lui sfilano i corpi dei caduti senza vita.
È sempre lui ad assumersi le responsabilità del capo turando il
grilletto per ammazzare uno dei suoi amici d’infanzia, un ragazzino dai
capelli rossi, spaurito e triste, che implora perdono. Damien va dalla
madre di quel ragazzino a dirgli cos’è successo. La madre lo ha accolto
con suo figlio e gli amici quand’erano in fuga, offrendogli cibo. Gli
chiede dov’è sepolto il figlio, poi gli dice di andar via e di non
tornare mai più. </p>
<p> Damien continua per la sua strada,
coerente e dolorosa, anche quando il governo inglese propone un
trattato di pace che divide gli indipendentisti. La morale della guerra
è la morale del film: chiara, evidente, nelle parole, nelle immagini,
nelle lacrime che riempiono la pellicola senza ombra di retorica, a
galleggiare nel colore rosso del sangue. “<em>Non sento più niente</em>”,
dice il protagonista, ormai insensibile, parlando della spirale assurda
che lo ha preso. La stessa spirale che lo porterà via, fucilato dal
fratello, <strong>Teddy </strong>(<strong>Padraic Delanay</strong>)
che ha accettato il trattato inglese ed ora è in divisa, dall’altra
parte, in lacrime, a sparare. Quando porta la notizia alla moglie di
Damien (<strong>Orla Fitzgerald</strong>) la storia si ripete. Ancora lacrime. Ancora sangue. E ancora quella frase: “ <em>Non voglio vederti mai più</em>” . </p>

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