Recensioni

7.2

Da Bari a Lione, e non stiamo parlando di un calciatore in cerca di
riscatto ma di un giovane pianista, Kekko Fornarelli, da anni stanziale
nella cittadina francese e da almeno due alle prese col progetto Petruccianìsm,
live-act dedicato alla memoria del piccolo grande genio transalpino
degli ottantotto tasti. Dal quale deriva questo disco, che alla figura
di Petrucciani s’ispira riproponendone quattro pezzi, cui affianca
cinque valide composizioni originali. Il programma è non a caso
inaugurato da un medley tra A French Man In New York di Fornarelli e la petruccianesca Manhattan,
nel quale già puoi apprezzare l’energico impasto istituito dalle forze
in gioco: l’asciutta puntigliosità del pianista, il sax di Rosario
Giuliani dall’imprendibile piglio post-bop, il contrabbasso agile e
pastoso di Yuri Goloubev e quel Manhu Roche – che con Petrucciani
lavorò – capace di tessere trame sottili e guizzanti di batteria.

E’ con questa formazione che prende vita la brillante frenesia bossa di Brazilian Like, il brumoso esotismo di Sahara e quella Face’s Faceche sprimaccia hard-bop modernista grazie alla verve spasmodica di
Giuliani e ad un non meno che prodigioso Goloubev. Il quale si rivela
abile anche con l’archetto in apertura di Portrait, eseguita
in trio senza il sax e col bravo Attilio Terlizzi ai tamburi, delicata
apprensione capace di evocare fin dal titolo il grande Bill Evans e scusate se è poco, mentre la successiva Petruccianìsm si deve accontentare – si fa per dire – di scomodare l’Esbjorn Svensson più garrulo. Chiude degnamente una Lullaby’s Flightche procede tra mestizia crepuscolare e assorta solennità fino ad un
chorus accalorato, prima che l’assolo febbrile di sax e l’estatica
eleganza del piano non decretino chiusa la partita con le emozioni. Un
omaggio tanto intenso quanto ponderato che consacra l’ennesimo
promettente pianista italiano. Niente male.

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