Recensioni

7.2

È da un pezzo che per descrivere le proprie tracce Keith parla delle macchine che le hanno generate. Lo faceva già in quella Twin Guitar Rhodes Viola Drone (for La Monte Young) – che apriva il celebrato Antithesis – e non ha praticamente più smesso. O meglio, ha smesso per scrollarsi di dosso qualsiasi scrupolo di morbidezza – e qualsiasi filtro – tra sé e la macchina. Il risultato ha raggiunto vette altissime nello splendido 070325, primo lato di uno split con Mike Shiflet. La formula era chiara. L’oscillazione basta a sé stessa, non è un elemento di una sinergia che comprende field recording o strumenti a corde, deve essere assoluta protagonista. L’impietoso uso del sintetizzatore lo trasformava in una padella per friggere i neuroni dell’ascoltatore, che deve lasciarsi andare e sapere che il suo stato di coscienza cambierà dopo l’ascolto.

Generators parla lo stesso linguaggio, non arriva ai livelli di 070325 ma ci presenta circolazioni di oscillazioni, nel lato A spiccatamente legate alla lezione minimalista, che solo nella conclusione della traccia rivelano il proprio imparentamento con la cosmica a cui solo qualche anno fa il nome di Keith era legato. Entrambi i lati vengono da registrazioni live nel settembre 2010, ma in due occasioni diverse. Le due facce del vinile raccontano la stessa medaglia. Hanno la stessa durata e sottendono un’evidente circolarità. La seconda si chiude citando la prima, creando un vuoto spaziotemporale, dato che la seconda fu performata un giorno prima del brano che la precede su Generators. Piccoli dettagli di tempo e luogo che non cambiano la faccenda. Keith Fullerton Whitman è un punto di riferimento indiscutibile del mondo dell’acusmatica analogica. Non usa nessun compromesso. È duro e puro. E bisogna avere la scorza e la stoffa per farlo.

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