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Nella recente ondata brit pop degli ultimi anni, solo i londinesi Keane sono riusciti ad eguagliare in qualche modo l’exploit dei “cugini” Coldplay: cinque i milioni di copie vendute dal debutto Hopes And Fears (2004), complice quella Everybody’s Changing entrata, volente o nolente, nella vita di tante persone grazie a un noto spot telefonico. Va comunque detto che la band di Tom Chaplin ha portato a casa quel risultato in maniera dignitosa, offrendo un mix gustoso (almeno per gli appassionati del genere e i non allergici alla saccarina) di emotività e melodismo romantico con una formula che faceva dell’assenza delle chitarre il suo vanto.

Passati due anni e un logorante tour mondiale, riecco dunque i tre ragazzi protagonisti di un ritorno discografico che vuole mostrarsi a tutti costi “adulto” e sfoggiare maggior spessore (oltre che qualche chitarra qua e là, o almeno così pare, a scanso di artifici in studio). Il che, nei loro termini, si traduce nel recuperare dal post punk anni ’80 più teso, senza per questo lasciare a casa il romanticismo e, ahinoi, una certa melensaggine (un po’ come i tardi Echo & The Bunnymen, per intenderci). Uno sforzo che si fa apprezzare in episodi come l’ambiziosa apertura di Atlantic (simile ai primi Elbow, venati di nervi Sound e angosce Cure) o nella sofisticata Broken Toy, ma che altrove mostra tutti i limiti – o, visti da un’altra angolazione, i pregi – del gruppo, come nella scontatezza un po’ piaciona di Bad Dream o NothingIn My Way e Try Again, in cui come per magia i Keane finiscono per suonare esattamente come la band di Chris Martin. E se tanta voglia di epos si traduce nel rievocare inevitabilmente gli U2, tanto quelli grintosi di Achtung Baby (il singolo Is It Any Wonder – uno dei riferimenti a Bono e compagni più smaccato degli ultimi anni), quanto quelli ombrosi di October (Leaving So Soon), d’altro canto in Iron Sea e Crystal Ball (con dei bei giochi di voce à la Tears For Fears) viene fuori tutta l’intenzione di quella svolta “vera” che, però, non arriva mai. Che fine faranno i Keane, resteranno a galla o affonderanno impietosamente come gli Starsailor? Staremo a vedere, intanto Under The Iron Sea insinua il dubbio che questi ragazzi, con meno pressioni e aspettative intorno, potrebbero fare quasi certamente di meglio…

 

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