Recensioni

Tedeschi solo anagraficamente ma con la testa e il cuore rivolti al continente africano e ai suoi tempi dispari e scomposti, Karl Hector & The Malcouns, dopo una assenza di sei anni dall’ottimo esordio Sahara Swing, tornano con Unstraight Ahead. Tanto debitori ai Can quanto dell’ afro-funk e della produzione del maestro Mulatu Astatke, Karl Hector va a ripercorrere quei sentieri già esplorati negli anni Settanta da Agitation Free e Ibliss, migliorando in questo episodio la formula già apprezzata nella prova da rookie, amalgamando ancor di più la miscela e rendendo il composto più quadrato e convincente.
Come micro cellule di afrobeat psichedelico, le tracce sono piccoli compendi di massimo tre minuti ciascuna (solo Samai Thaquil e la conclusiva Kaifa si aggirano sui sei minuti) discostandosi, sotto questo punto di vista, dalle composizioni afrobeat e krautrock, senza però snaturarne la forma e il linguaggio. Una cosa non da poco, un lavoro di sintesi quello fatto dall’ensemble tedesco, che denota una ricerca accurata e un grande rispetto per i maestri del genere.
Unstraight Ahead, in questo periodo di rivalutazione e recupero del materiale più oscuro e sconosciuto sia della Germania kraut anni Settanta, sia di tutta la produzione afro e di tutte le sue declinazioni, risalta per perizia compositiva e tecnica tra tutte le recenti uscite del genere. Un’ottima conferma da parte di una band al suo apice.
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