Recensioni

La musica mediorientale contemporanea sta trovando sempre maggiore visibilità grazie ai nomi che compongono il settetto dei Karkhana, musicisti già attivi in svariati progetti di spessore come, tra gli altri, Dwarfs Of East Agouza, Land of Kush e Konstrukt: Sharif Sehnaoui (chitarra elettrica), Sam Shalabi (chitarra elettrica e oud), Michael Zerang (batteria e percussioni), Mazen Kerbaj (tromba ed elettronica), Maurice Louca (organo), Tony Eleh (basso elettrico) e Umut Caglar (zurna, guembri e percussioni). Una strumentazione che fa immediatamente intuire come il suono continui a muoversi nella commistione di musica etnica e sperimentazione occidentale, un cross-over tra tradizione e contemporaneità molto ben calibrato in Bitter Balls, un lavoro carico di punti di fuga ma gestito con lodevole essenzialità.
Quattro brani che riprendono le intuizioni degli altri progetti in cui sono coinvolti i Nostri, dai suggestivi paesaggi dello splendido Elephantine di Louca all’improv perspicace dei Dwarfs of East Agouza, fino alle impetuose jam dei Kostrukt, sviluppandoli con un approccio progressivo che dà molto dinamismo alle concatenazioni tematiche. Così Huli Huli prende l’elettroacustica per staccare improvvisamente in derive free-form e poi lasciarsi andare a riflessioni sufi con un approccio quasi morriconiano, mentre la fusione di musica etnica ed elettronica di Al Sal’awa utilizza le percussioni desertiche per sfondare in un magma caotico che spinge molto più in là le intuizioni di Jerusalem In My Heart. Il free jazz di Containment implode con disinvoltura in cupi ambienti spettralisti per poi riemergere con una carica kraut, lasciando la chiusura del disco all’ottimo climax del flusso psichedelico di Rock Farock.
I Karkhana si confermano un ensemble brillante e Bitter Balls mantiene alta la bandiera di una scena Medioriente che ha davvero poco da invidiare ad altre maggiormente sotto i riflettori, anzi. Un disco da tenere vicino al recente e ottimo The Green Dogs of Dahshur dei DOEA.
Amazon
