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Dopo un silenzio discografico durato otto anni, la compositrice canadese Kara-Lis Coverdale torna con From Where You Came, pubblicato da Smalltown Supersound. L’album segna il seguito del precedente Grafts (2017), consolidando un percorso in cui folk digitale e neo classica acquistano risvolti ambient come minimalisti. Composto tra il GRM di Parigi, l’EMS di Stoccolma e la campagna dell’Ontario dove è cresciuta, il disco esplora la tensione tra radicamento e spaesamento, spiritualità e corpo, tra elettronica immersiva e memoria ancestrale.

La scrittura di Coverdale, già apprezzata da Arvo Pärt, Brian Eno, Tim Hecker (che l’ha voluta per Virgins) e Actress, si fa qui pura botanica sensoriale: melodie che germogliano da armonie droniche e colorate, perdendo talvolta il loro carattere enigmatico ma non il loro fascino. Un giardino sonoro in cui si inseriscono, mimetiche, le collaborazioni con la violoncellista Anne Bourne e la trombonista vincitrice di un Grammy Kalia Vandever, che conferiscono ai brani ulteriore spessore. È il caso di Freedom e Habitat, in cui ottoni e archi amplificano la densità emotiva di composizioni altrimenti rarefatte.

L’apertura con Eternity — “Everything you know is real / I’m sorry, life is beautiful” — stabilisce subito il tono elegiaco del disco. Altre tracce come Daze e Flickers in the Air of Night ne accentuano il carattere contemplativo e sospeso, un’opera che, nei momenti migliori, invita a perdersi e a ritrovarsi tra ricordi e (ri)scoperte, tra ciò che siamo stati e non potremo più essere.

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