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Con il termine Kush si intende la regione o l’omonimo regno, situato in Nubia (Nord Africa), tra il sud dell’Egitto moderno e la parte settentrionale del Sudan, in cui si svilupparono alcune importanti civiltà e culture (suppergiù nel 2.600 a.C). Dunque, Sam Shalabi ha voluto dare al progetto Land Of Kush (il cui primo disco risale al 2009 e si intitola Against The Day), fin da subito una connotazione fortemente “di confine”.

E in effetti, anche il nuovo Sand Enigma, proprio come il precedente The Big Mango, del 2013, parla la lingua di una strana contaminazione sonora; quella fra post-rock (nello specifico, il fenotipo di casa Constellation: molto cerebrale, ma anche molto drammatizzato-drammatizzante), litanie mediorientali affascinanti e austere (che hanno forse il loro antecedente specifico in certe cose degli indimenticati eroi new wave Tuxedomoon), e un rumorismo usato qui e là cum grano salis (ossia senza debordare e strafare, com’è tipico invece delle formazioni rock). Sam Shalabi, che è soprattutto uno sperimentatore coi fiocchi, come ben sa chi si è occupato della scena avant di Montreal dell’ultimo ventennio, è sempre stato guidato da una idea tutta sua di musica poco appariscente ma con nerbo.

Sand Enigma non sfugge a questo dictat e inanella 14 tracce (alla voce c’è Nadah El Shazly), che mischiano avant-jazz, classica contemporanea, ambient, noise, elettronica più o meno eretica. A spiccare nel mucchio ci sono Safe Space (delirio di voci e sassofoni in stile arty à la Tuxedomoon), Sand Enigma (che pare quasi un recital espressionista da cabaret macabro e notturno), e la bella Trema (che rievoca atmosfere fiabesche da mille e una notte). Insomma: anche questo cd, come tutti i precedenti di LoK, riesce nel piccolo miracolo di offrirci numeri d’alta classe, all’apparenza anti-spettacolari, in realtà molto ma molto succosi.

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