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Un avventuroso e coinvolgente incontro tra tradizione folclorista e ambienti urbani e contemporanei. Un ponte tra le radici pugliesi del progetto e una vocazione internazionale, evocata da ritmi elettronici e approccio indie-rock. Suona così K, il terzo lavoro dei Kalàscima, prodotto da Ponderosa Music & Art e Ice Ice Music.

Dopo due album di impronta maggiormente tradizionale, orientati sulla pizzica – la popolare e celebre danza le cui origini sono attribuite al Salento – e un tour internazionale, la formazione ha deciso di mettere in scena un riuscito connubio di suoni e linguaggi. Ma anche di culture. Basta ascoltare Korasai, una delle dieci tracce di K, per scoprire il fascino delle tammorre, strumento tipico della musica popolare del sud dell’Italia, che dagli ulivi si spostano in uno scenario industriale, colmo di sintetizzatori e ingranaggi meccanici. E le contaminazioni funzionano anche in Vortoj, un evocativo blues tra graffianti riff di chitarra elettrica, atmosfere tarantolate e un testo che incrocia lo stile poetico di Franco Corlianò, pittore e poeta di lingua grika e quello di William Blake.

La forza del disco, composto da dieci tracce, risiede nel fatto che gli accostamenti tra elementi musicali a prima vista improbabili, non risultano un puro esercizio formale: riescono a combinarsi piacevolmente sprigionando energia e carica estatica, come nel punk-rock misto a pizzica di SDPP o nella progressione in cassa dritta di Eva, canzone d’amore incondizionato dedicata a una bambina, che ha ascoltato questo brano quando era ancora nella pancia della madre. K è il ritratto di una tradizione locale in un contesto globalizzato.

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