Recensioni

6.9

Kaki King, chitarrista da Atlanta classe ’79, sforna il sesto lavoro lungo a suggello di un periodo di crisi creativa che ne aveva messo in dubbio prospettive e direzione. A sentire la dozzina di tracce che compongono questo Glow, sembra tornato tutto a posto. La ragazza è dinamica e intensa sulle sei corde spalleggiata dal quartetto d’archi ETHEL nella discreta ma evocativa trama sonica apparecchiata dal producer newyorkese D. James Goodwin (già al lavoro per Devo e Murder By Death). C’è lei e la sua ossessione folk con digressioni psych-blues e svalvolate jazzy che governa con padronanza febbricitante (se il fingerpicking è notevole, l’abilità con percussivi e tapping è impressionante), mediando apprensioni e furore, incantesimi traditional e astrazioni avanguardiste, senza farsi mancare una presenza di spirito in bilico tra gioco e autoironia.

La scrittura è sorretta da una buona ispirazione però sempre chiaramente al servizio dell’impatto timbrico, mirata cioè a creare la scena nella quale il suono suonato possa consumarsi in apprensioni meditabonde (le atmosferiche Skimming the Fractured Surface to a Place of Endless Light e Fences con quel un gioco di armonici da nipotina acustica di Jimmy Page), frenesia noir (Streetlight In The Egg) o incendi mercuriali (Great Round Burn, The Fire Eater), con tutto ciò che sta nel mezzo (la trama arty di Cargo Cult, la pseudo bossa di Kelvinator Kelvinator, gli esotismi di Bowen Island…). Ok, siamo di fronte ad un prodotto che aspira a mediare il massimo dell’espressività col massimo della vendibilità, ma tutto sommato ci riesce bene, senza mai suonare eccessivamente patinato o – peggio – artefatto. Katherine possiede del talento vero. La sua carriera d’ora in avanti probabilmente somiglierà ad una sfida per mantenerlo tale.

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