Recensioni


Non lo scopriamo certo in questo funesto 2020 che gli olandesi Ex sono dei curiosoni, aperti a ogni tipo di collaborazione, tanto come gruppo (che negli anni ha suonato in live e in studio con artisti del calibro del violoncellista noise Tom Cora, del maestro del jazz africano Gétatchèw Mèkuria, dei padri del post-rock Tortoise e persino col nostro Roy Paci) quanto i vari membri in veste solista. Sono due i componenti in libera uscita dalla storica formazione che hanno recentemente deciso di arricchire il già ampio catalogo collaborativo: uno dei due, non avrebbe potuto essere altrimenti, è Terrie Hessels (la cui discografia firmata direttamente Terrie Ex si compone esclusivamente di collaborazioni), mentre l’altro è Arnold de Boer con l’alias solista Zea. Curiosamente entrambi uniscono le proprie skills artistiche con quelle di altrettanti giovani e talentuosi pianisti: Terrie con la versatile slovena Kaja Draksler e Arnold con il connazionale Oscar Jan Hoogland.
Uscito il 17 gennaio, The Swim è la registrazione di una delle numerose esibizioni che Kaja Draksler e Terrie Ex hanno tenuto in giro per l’Europa ed è una testimonianza (forse neanche troppo efficace) dell’affiatamento tra i due: pur muovendo da background completamente diversi, la coppia di musicisti ha trovato nelle varie modalità dell’improvvisazione musicale, anche estrema e fisica, un territorio comune, che purtroppo su disco si apprezza solo in parte. Le due tracce dell’opera esplorano dunque le innumerevoli possibilità concesse dall’approccio coraggioso e free-form: Strel, che oltrepassa i trenta minuti, spazia tra minimalismi percussivi e sequenze jazzy, tra implosioni di noise chitarristico e purissima avanguardia contemporanea, disegnando un crescendo travolgente prima di destrutturarsi nuovamente e lasciare il passo alla successiva e decisamente più breve, quieta e frammentata Butterfly. (6.7)
Pubblicato a meno di due mesi di distanza, il frutto dello sforzo congiunto di Zea e Oscar Jan Hoogland è un lavoro altrettanto avventuroso, ma rimane sempre su coordinate più rock (e dunque più facili e immediate): in Summing il pianista di Amsterdam, di scuola jazz, mette a disposizione del più navigato chitarrista degli Ex la propria inventiva e perizia tecnica, assecondandone la verve onnivora, il songwriting istintivo e l’attitudine irriverente. Nella mezz’ora abbondante dell’album si rincorrono noise-blues minimalisti (They Often Believe, I Never Threw a Stone) ed emergenziali (la title track suona involontariamente perfetta per questi giorni surreali di Coronavirus), sentori world (You’re Dead) e le consuete filastrocche elettriche e nervose del gruppo madre (We Lost Our Phone), ma il duo si dimostra capace anche di un lirismo coinvolgente e inaspettato (Atomic Heart, Trip The Light Fantastic). Pure loro sarà interessanti vederli dal vivo quando potremmo tornare a uscire di casa, ma intanto si lasciano godere assai anche su disco. (7.1)
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