Recensioni

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In riferimento ai Crème de Hassan, il duo composto dal belga Paul LaBrecque e dal palestinese emigrato a Berlino Ghazi Barakat (noto anche con gli alias Boy From Brazil e Pharoah Chromium), pare quasi riduttivo parlare di un semplice gruppo musicale: il loro appare infatti un sodalizio inevitabile, figlio di passioni e attitudini condivise, e dunque un approdo pressoché dovuto per questi due artisti a cui la forma canzone e i confini geografici non sono mai interessati, se non per aggirarli o frantumarli.

Così, come anticipato dallo stesso Barakat durante la lunga intervista che ci ha concesso nella primavera 2019, arriva prima che si concluda l’anno solare anche il secondo atteso album del progetto nato davanti al menu di un coffee-shop di Amsterdam, seguito sia dell’esordio Technique & Rite sia dell’affascinante Terminal Desert, il lavoro uscito lo scorso marzo e firmato semplicemente LaBrecque/Barakat. Le atmosfere dilatate e ipnotiche dei suoi predecessori però emergono più raramente in questo nuovo Tricontinental Circus (per esempio nell’avvolgente e liquida Blaukraut or No Kraut): ispirato nel nome a una rivista della sinistra cubana più internazionalista, pubblicata addirittura in quattro lingue diverse, e contemporaneamente a una colonna sonora realizzata dai Gong, il disco riesce a trasportare l’ormai proverbiale attitudine sciamanica di Barakat (sentire al riguardo l’evocativa psichedelia mediorientale di Song of Dawn) in una dimensione più movimentata, quasi movimentista (Ululation Nation suona come il doloroso grido di protesta di un qualche popolo mutante del futuro).

È un giro del mondo compiuto sotto gli effetti dell’LSD, quello che si trova ad affrontare il fruitore nelle undici tracce dell’opera: strade che scompaiono dal ricordo e lingue che si confondono (Coeur de Boeuf), irrequiete visioni notturne e risvegli sudati in luoghi sempre differenti (Muezzin Death Dance). Proprio come il panetto di hashish a cui devono il nome, che dall’Afghanistan arriva sino alle nostre tasche, i Crème di Hassan nel loro sophomore-album attraversano continenti e immagazzinano sapori e saperi, tradizioni e paure, aspettative e miti: più esoterico che esotico, Tricontinental Circus è un impasto sonico appiccicoso e stordente che, a differenza delle sostanze stupefacenti, non ha controindicazioni.

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