Recensioni

La sua padronanza dei sintetizzatori, che hanno reso leggendaria la cosiddetta “scuola della West Coast”, l’ha fatta conoscere agli appassionati di elettronica. Tuttavia, dal punto di vista del potenziale creativo, Kaitlyn Aurelia Smith dispone di molte più frecce al suo arco, e con questo terzo album, Gush, sembra intenzionata ad usarle tutte nel tentativo di raggiungere un pubblico più ampio e meno specializzato.
Il lavoro arriva a quasi tre anni dal precedente Let’s Turn It Into Sound del 2022, periodo durante il quale Smith ha collaborato con Joe Goddard degli Hot Chip per l’EP Neptunes, un progetto orientato al ritmo che, evidentemente, ha lasciato il segno. La raccolta di tredici brani punta a una certa immediatezza e linearità, mantenendo però un perfetto equilibrio tra l’astrazione dell’impianto sonoro e la concretezza delle sognanti, memorabili melodie vocali, delicatamente sussurrate dalla produttrice.
L’uso e l’abuso di effetti elettronici rendono la sua voce ancor più spettrale, straniata e straniante, accentuando il senso di “meraviglia per l’ambiente e gli oggetti che ci circondano”, come spiegato dalla stessa Smith il concept del disco. Allo stesso tempo, questa manipolazione vocale rappresenta un’unione organica, quasi sensuale, tra essere umano e macchina.
Nonostante l’immutato desiderio di sperimentazione, brani come l’iniziale Drip, Into Your Eyes (primo singolo estratto) Urges o la soulful Stare Into Me sembrano voler proiettare Smith su terreni già battuti con successo da Beach House e Jessy Lanza. Se questo basterà a farla uscire dalla nicchia è ancora da vedere. Per ora, la californiana ci offre un disco dalle molteplici ed affascinanti sfaccettature.
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