Recensioni

Che cos’è una pop star nel 2021? I lustrini, le schiere di ballerine, le coreografie elaborate, il gusto per il provocatorio, il sound quasi sempre danzereccio… sono questi ancora gli stilemi del genere? Kacey Musgraves la pensa diversamente. La cantautrice texana viene infatti da tutt’altro mondo, fatto di Reality TV (in particolare Nashville Star, il programma americano dedicato ad eleggere la nuova stella del contemporary country) e album natalizi (il fortunato A Very Kacey Christmas).
Si potrebbe dire che il mondo da cui proviene Musgrave è un mondo distante anni luce dalla sensibilità europea, e per questo bisogna fare uno sforzo in più per capire l’estetica di questa autrice. Eppure, il mondo del contemporary country ha sempre cercato di farsi strada nel mainstream europeo e internazionale. E a volte c’è riuscito, come nel caso di Taylor Swift e Miley Cyrus, quest’ultima che può vantare come madrina di battesimo la regina del country Dolly Parton… Se Miley, però, è venuta a compromessi con suoni più esplosivi, estroversi, commerciali per il suo boom mainstream, Musgrave è riuscita a vincere ben quattro Grammy con un album (il precedente Golden Hour) che suona pericolosamente ortodosso, fedele alla tradizione melanconica di certo soft/country-pop.
Le cose cambiano nel nuovo star-crossed. Le luci dello stardom hanno contribuito ad avvicinare Musgrave all’idea di popstar “tradizionale”, sia per quanto riguarda l’immaginario che per quanto riguarda il sound. Partiamo dall’immaginario: Golden Hour era il disco dell’innamoramento, un disco di soft-pop pacifico in cui la Nostra esaltava il liricismo della semplicità attraverso tematiche per lo più amorose. Fast-forward tre anni e l’amore non c’è più. Anzi, star-crossed è la storia del suo divorzio da Ruston Kelly (collega country pop star), concepito come una tragedia shakesperiana in 3 atti: setup, confrontation, resolution. Il contorno narrativo è dato da un film omonimo (uscito in contemporanea all’album) in cui l’artista si mostra in versione Kill Bill, con tanto di vestito da sposa, pronta a vendicarsi di chiunque osi essere felice in amore. È giusto citare che nel film compaiono colori sgargianti, coreografie elaborate e tutti gli attributi della pop-star “tradizionale” citati sopra.
Il sound pone altri interrogativi. In maniera intelligente, star-crossed si muove verso sonorità più “europee”… Prendiamo la controversa good wife (ci torneremo): l’inizio, con la chitarra accarezzata e la voce soave sembra riportarci alla mente le atmosfere del disco precedente, ma il ritornello ci direziona altrove. Vocoder a palla, basso elettrico e synth d’atmosfera (con tanto di assolo sul bridge) sembrano chiamare in causa il french touch dei Daft Punk. L’operazione non è isolata. Dalle parti di if this was a movie siamo in zona Air, con i il tappeto stellare di synth e batteria che sembra essere preso pari pari dalla colonna sonora di The Virgin Suicides.
star-crossed, dal punto di vista musicale, lavora su due fronti. Il primo è quello della pop song acqua e sapone, dagli arrangiamenti minimali ma mai banali. È questo il caso di cherry blossom, electro-pop sognante che avrebbe potuto figurare in un album dei Wild Beasts. Stesso discorso vale per simple times, easy-listnening vicino alla tradizione country (ascoltare le armonie vocali per credere), ma contaminato da un certo gusto nipponico e justified, brano catartico che, con la sua linea di basso preponderante e un ritornello azzeccatissimo, si assesta dalle parti della Swift pre-svolta indie. Il secondo fronte è quello più avventuroso e sperimentale, che s’inaugura proprio con l’opener star-crossed, in cui synth, chitarra classica e cassa dritta si fondono per creare il prologo cinematico (western?) di questa tragica storia di amore e separazione. «I signed the papers yesterday / You came and took your things away / Moved out of the home we made / And gave you back your name», canta Musgrave nella title track. I testi di star-crossed sono molto diretti. La vita dell’artista non ha segreti, anche se il rischio è quello di banalizzare il tutto e – diciamocelo -uccidere un po’ la poesia. Sempre a questo fronte appartengono breadwinner e there is a light, la prima grazie a una commistione inusuale ma funzionante di pop da boy band (Backstreet Boys) e il Gotye di Something That I Used To Know, la seconda grazie all’incrociarsi di sonorità latineggianti o jazz con atmosfere da dancefloor.
I dolori veri riguardano i testi. Abbiamo detto dell’assenza di poesia e siamo disposti ad ascriverla allo stile diretto di Musgrave, volto a non lasciare spazio ad alcuna interpretazione riguardo ai dolori del suo break-up. Tuttavia, troppo spesso la Nostra inciampa in quelli che sembrano veri e propri buchi neri tematici, opinioni su se stessa che sembrano andare in controcorrente rispetto all’avanzamento non solo dell’industria musicale, ma della società tutta. «God, help me be a good wife / ‘Cause he needs me / Even when he’s not right / He still needs me» canta in good wife, dipingendo un’immagine che fa orrore ai progressi che la società ha fatto in materia finora. «Put my lip gloss on / Kick it at the mall like there’s nothing wrong» intona in simple times, ricordandoci perché Paris Hilton non ha mai sfondato nell’industria musicale. «If I was an angel / I’d use only pretty words», intona malinconica in angel, ballata folk che, nonostante il testo, non è del tutto da buttare via.
Da Blood On The Tracks di Bob Dylan a 21 di Adele, la storia della musica è costellata da grandi break up album che descrivono la fine di un amore e anzi, il cui potenziale compositivo si alimenta proprio grazie alla delusione sentimentale. star-crossed non fa parte di questa categoria. Non solo Musgrave non riesce ad empatizzare con il suo ascoltatore, ma cuce attorno al disco una tematica ambigua, fatta di cura emotiva, ma anche di vendetta, di ostentazione di indipendenza, ma anche di bisogno affettivo. Le cose, in definitiva, non quadrano affatto e la pressione della fama di certo non ha aiutato. Ci teniamo stretti i pochi episodi riusciti e la bella produzione musicale. Per il resto c’è tempo.
Amazon
